Si può rianimare la Nazionale? Il turnover che può servire a Mancini

Il commissario tecnico ha deciso che è ora di iniziare a fidarsi di chi aveva reputato degni della maglia azzurra. Contro la Turchia l'Italia cerca l'entusiasmo e la voglia di giocare che le manca da anni

28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:58
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Il commissario tecnico dell'Italia Roberto Mancini (foto di Alfredo Falcone per LaPresse)

Il deludente debutto del Mancini bis sulla panchina della Nazionale di calcio maschile contro il Belgio (un 0-2 che poteva essere anche peggiore), ha fatto capire, forse, al commissario tecnico che il tempo dei bei ricordi dell’Europeo 2021 è finito. E che provare a riproporre ciò che all’epoca, e solo all’epoca, aveva funzionato, è improbabile che funzioni ancora. D’altra parte sono passati oltre quattro anni e l’Italia, un tempo euforica per essersi convinto che il peggio fosse passato, si è accorta che il peggio non era passato. Anzi. Doveva ancora arrivare.
E così Roberto Mancini ha deciso che è ora di iniziare a fidarsi di chi aveva reputato degni della maglia azzurra ma che aveva tenuto da parte, come fosse l’ultima soluzione possibile per provare a rianimare un corpo semimorente. Perché la prima versione della (non troppo) nuova Italia portava con sé tutto ciò che non andava della vecchia: paura di fallire e un certo senso di supponenza.
Il procedimento è però non troppo diverso da quello utilizzato contro il Belgio: un restauro conservativo. Qualche assestamento, anche in vista delle altre due partite che dovrà affrontare la Nazionale. Insomma, trattasi di turnover. Con la speranza che non si tratti solo di turnover.
Debutteranno con la maglia dell’Italia Michael Kayode e Issa Doumbia. Il primo 22enne terzino del Brentford, il secondo 22enne centrocampista dello Sporting Lisbona. Giocherà titolare Giorgio Scalvini, 23enne difensore centrale dell’Atalanta con nove presenze in maglia azzurra e da molti anni considerato l’enfant prodige della difesa italiana. Tutti e tre sono considerati giovanissimi. Ed è qui uno dei principali problemi del nostro calcio: considerare giovanissimi calciatori con già diversi anni di esperienza nei principali campionati europei (esculo Dumbia, passato in estate dal Venezia in B alla Champions League con i portoghesi).
Roberto Mancini ha provato a puntare sull’esperienza, si è ritrovato con un gruppo di giocatori abbastanza esperti, animati dal timore di fallire, ma troppo presuntuosi per ammetterlo. Non tutti certo, una ampia maggioranza sì però.
I nuovi, assieme a Nicolò Cambiaghi, uno dei pochi a salvarsi contro il Belgio e anche lui giovane nonostante i venticinque anni che saranno ventisei in dicembre, e Davide Frattesi, che sta vivendo un periodo magnifico da quando è alla Lazio, proveranno a infondere quell’ottimismo che serve per giocare a calcio.
Basterà? Non è detto. Ma quanto meno è un segnale, certo debole e un po’ raffazzonato, ma quanto meno è qualcosa.