È l'ora della nuova vecchia Italia di Roberto Mancini

La Nazionale di calcio maschile debutta in Nations League contro il Belgio. Va in scena la restaurazione del Mancien Régime, sempre nuovo ed elegante com'è sempre stato in grado di ripresentarsi di volta in volta il commissario tecnico nelle sue tante vite da allenatore

25 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:46
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Roberto Mancini guida un allenamento della Nazionale italiana (foto di Sara Esposito per LaPresse)

Roberto Mancini è tornato in un campo d'allenamento, a gesticolare, guidare, sorridere, sbuffare, con il suo ciuffo più bianco e meno svolazzante di un tempo. Si è rivestito d'Azzurro dopo la pièce teatrale malagoniana e a suo modo è convinto che questa sarà una gran bella avventura, come lo è stata, almeno in parte, la prima. Ritornerà in uno stadio stasera, all'Olimpico di Roma, per la prima giornata di Nations League. Affronterà il Belgio guidato da Mark van Bommel, anche lui al debutto.
Lo affronterà alla guida di una Nazionale a cui ha cucito addosso un vestito nuovo, un po' raffazzonato sul vecchio, mettendo assieme pezzi di tessuto che sono parte del meglio dei quali ha a disposizione. Gli si chiedeva una rivoluzione, Roberto Mancini l'ha accantonata, ha preferito il restauro. Sa bene lui, che di anni in panchina ne ha parecchi, che non c'è nulla di più evanescente di una rivoluzione quando mancano la base e il tempo per metterla in pratica. In qualche mese si può cambiare poco, quasi niente, soprattutto se non c'è la volontà di fare un salto nel vuoto. E, si è visto, né la Serie A, né la Serie B, né la Federazione l'ha voluto fare. Le rivoluzioni si fanno dal basso, ma se dal basso si preferisce non stravolgere lo status quo, allora tanto vale adattarsi al vecchio, pittandolo di nuovo.
Roberto Mancini riparte dal peccato, a suo dire redento, della grande fuga in Arabia Saudita. Non glielo perdoneranno mai se non vincerà, nemmeno se sono passati tre anni. Cosa sono tre anni nel calcio? Un'Europeo mediocre, un Mondiale ancora mancato, uno sconsolato Azzurro.
Roberto Mancini riparte da un presente nel quale qualche buon giocatore corre e calcia in provincia, c'è un attaccante che gioca, abbastanza, in una grande squadra, e più di qualche ragazzo ha scelto di diventare uomo all'estero, in campionati più ricchi e piacevoli della nostra tristanzuola Serie A. E chissà che non sia cosa positiva. Magari una Nazionale d'importazione troverà la voglia di correre e dannarsi per una selezione nazionale che in Italia è vista più come un peso che una risorsa.
Per la rivoluzione c'è tempo, c'è sempre tempo nel nostro paese. Intanto va in scena la restaurazione del Mancien Régime, sempre nuovo ed elegante com'è sempre stato in grado di ripresentarsi di volta in volta il commissario tecnico nelle sue tante vite da allenatore.