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IL FOGLIO SPORTIVO •
L’anno zero del basket che aspetta i dollari dell’Nba
Nuovi palazzi, nuovi sponsor, il ritorno di Roma e grandi aspettative. La grande occasione per crescere, una nuova era per uno sport che sembra sparito dalle pagine dei giornali italiani
26 SET 26

L'Olimpia Milano ha inaugurato la stagione vincendo la Supercoppa dopo un supplementare con Venezia. Ecco Bolmaro a canestro in finale a Tortona (foto Lega Basket)
Il basket italiano crede ancora nelle favole e aspetta lo sbarco di Nba Europe, come più di ottant’anni fa attendevamo altri americani per farci salvare. Il campionato numero 103 che comincia oggi con tre anticipi manda qualche segnale interessante, è vero, ma non siamo nel paese dei balocchi come vorrebbero farci credere quando ci raccontano che la Lega italiana è la prima in Europa a essersi dotata di una televisione. Un bel prodotto, ma con un numero di abbonati ancora troppo basso per poter parlare di un successo. E se anche Federico Ferri, il direttore di Sky Sport, che al basket ha dedicato un canale (con due partite in diretta) dice di essere contento, ma non troppo, ecco che l’altra faccia della medaglia lancia un allarme. Il basket è uno sport che è sparito per due mesi dalle pagine del primo quotidiano sportivo italiano in estate e che il giorno dopo la presentazione del campionato non ha trovato spazio sui principali quotidiani politici italiani. D’altra parte è uno sport che ha puntato tutto sugli influencer e ormai preferisce contare i reel delle vecchie pagine di giornale.
Saremo anche all’anno zero, ma l’importante è non fare la fine dell’orchestra che continua a suonare mentre il Titanic affonda. Il presidente Petrucci sostiene che “questo è il campionato del presente e del futuro ormai, perché il basket sta cambiando. È sempre stato il primo sport che dal dopoguerra ha cambiato ogni anno. Questo sarà il campionato più interessante di tutti gli altri, perché l’entrata di Nba Europe, che tutti dicevano non è possibile, è ufficiale”. L’estate è stata meno azzurra di quanto si sperava, ma almeno le ragazze hanno giocato con il cuore e il basket in carrozzina ha conquistato un argento mondiale. Gianni Petrucci, inguaribile ottimista, guarda al futuro e si gode l’improvvisa apparizione di due squadre a Roma: “Lo sport è importante quando tocca tutta l’Italia, il resto sono parole. Ci sono sport che sono importanti ma hanno solo piccole province, noi abbiamo tutto. Ovviamente non siamo come il calcio, però questo è un campionato del presente che guarda il futuro con grandi cambiamenti”.
Come si sia arrivati ad avere due squadre a Roma è meglio non ricordarlo. Brescia (ora in A2) e Cremona (sparita) hanno ceduto i diritti sportivi, Trieste è stata mollata sul più bello e vedere due piazze importanti sparire da un giorno all’altro perché il basket non era più sostenibile per i due proprietari deve far riflettere. Senza contare che ci piacerebbe sapere che fine farà la seconda squadra di Roma quando Nba Europe avrà scelto il suo partner per un progetto ancora tutto da definire. Se stiamo a sentire un vecchio saggio come Dan Peterson l’Nba non farà bene all’Europa: “Guardate che cosa è successo in Cina dopo che sono arrivati…”, dice, non ci aspetta un grande futuro. Non resta che aspettare per capire.
Intanto c’è un campionato italiano da risollevare. Ci saranno nuovi sponsor, anche importanti, ci saranno tre nuovi impianti (Venezia, Bologna e Cantù) oltre a quello di Tortona che ha appena ospitato le finali di Supercoppa e aspettando la copertura del Foro Italico. “Credo non sia mai successo che il movimento del basket si apprestasse a vivere una stagione in cui fossero inaugurati tre palazzetti dello sport”, commenta giustamente, Maurizio Gherardini, il presidente di Lega che sottolinea come sarà fondamentale trovare la coesione tra i club e aggiunge: “Non possiamo pensare di crescere soltanto sul campo: dobbiamo migliorare la qualità dell’esperienza, delle strutture e di tutto ciò che circonda la partita”. Il basket avrebbe bisogno di personaggi da raccontare. Ma purtroppo di Pippo Ricci ce n’è uno e non stupisce il fatto che l’anno scorso lo speciale di maggior successo tra quelli trasmessi da Lba Tv sia stato quello dedicato a Dino Meneghin.
La storia è ancora più forte dell’attualità ed è proprio su questo che bisogna lavorare per attirare nuovi spettatori. La finale di Supercoppa tra Milano e Venezia è stata un buon promo. Una partita combattuta, magari non bellissima, ma giocata fino all’ultimo minuto del supplementare. “Ho allenato in sei differenti nazioni: non c'è un campionato combattuto come quello italiano. La squadra campione, nell’ultimo triennio, ha avuto in media 8 sconfitte stagionali. E il 30 per cento delle partite si decide nel margine da 1 a 5 punti di scarto. Numeri che spiegano il livello”, spiega Luca Banchi, il ct della Nazionale azzurra che sta inseguendo la qualificazione al Mondiale. “Vorrei vedere palazzetti pieni e giocatori italiani sempre più valorizzati. Non sono favorevole al numero minimo per regolamento, preferisco che un italiano giochi per merito, mettendo in difficoltà il proprio allenatore”.
Anche Luca Banchi parla di nuova era del basket italiano: “Siamo in un anno particolare, per la prima volta un ambiente che aveva dato la sensazione di essere forse fin troppo stagnante in cui ci lamentavamo di non avere infrastrutture adeguate per pensare di promuovere il nostro sport in termini di presenze, di partecipazione, avremo tre nuovi impianti che definirei avveniristici. Ci sono tutti gli ingredienti per pensare a una nuova era del basket italiano”. Una nuova era in cui non dobbiamo fasciarci la testa pensando che i nostri giovani migliori sono emigrati nei college americani: “Quattro dei nostri cinque under 23 più impiegati e più produttivi dell’ultima stagione giocheranno in America. Altri 13 giocatori sono partiti e giocheranno in Division One il prossimo anno, ovvero al massimo livello collegiale. Dovremmo pensare che sarà ancora così per un paio di stagioni. Ma poi la cosa cambierà e noi dovremo essere pronti con un campionato attrattivo per accogliere i nostri giocatori di rientro”, analizza il ct.
Non tutti finiranno in Nba, ma avremo giocatori e uomini più maturi per rimpolpare il campionato e la Nazionale. Bisogna guardare al dopodomani e intanto costruire il presente. Non raccontiamoci che tutto è bello e la Lba è il campionato più bello d’Europa. Lavoriamoci perché lo diventi davvero. Il mago Bargnani vuole restituire quello che ha ricevuto dalla pallacanestro. Può davvero diventare un ottimo dirigente e forse essere il primo a tracciare la via. Farsi fotografare di fianco a Gianluca Gazzoli, strategical media advisor di Lba, serve, ma non basta. L’occasione c’è. Non va sprecata.