Il Var è sulla via dell’estinzione

Il monito di Graziano Cesari: "I vertici arbitrali hanno già ammesso sei chiari errori e non sono pochi. Il calcio ha regole ben precise, non è lotta libera. E non si può passare dal tutto al niente"    
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(Foto Getty)

Ècambiata la Serie A. Più gioco, più corsa, più gol. Meno, molto meno, interventi del Var e stesse, speculari polemiche. “Ciò che stiamo intravedendo in queste prime partite di campionato va suddiviso in due grandi novità”, spiega al Foglio sportivo Graziano Cesari, ex arbitro internazionale negli anni Novanta e storico moviolista di Mediaset a Pressing. “C’è un’idea molto buona sulla valutazione del tempo effettivo, i risultati già si notano: record di reti dopo cinque giornate, nessun 0-0. Le squadre si devono abituare a questo nuovo schema, ma anche i direttori di gara. Ed è positivo per tutti”. La scomparsa della tecnologia, invece? “Siamo reduci da una stagione in cui è stata utilizzata a dismisura. Ecco: attenzione a non eccedere nel senso opposto. I vertici arbitrali hanno già ammesso sei chiari errori e non sono pochi. Il calcio ha regole ben precise, non è lotta libera. E non si può passare dal tutto al niente”.
È importante distinguere la paternità di questi provvedimenti. La rivoluzione contro le perdite di tempo, già sperimentata durante gli ultimi Mondiali americani, è stata introdotta dall’Ifab – l’ente regolatore del gioco – con alcune regole di validità globale: sostituzioni da effettuare entro 10 secondi, countdown di 5 secondi per i rinvii dal fondo, un minuto fuori per i giocatori che richiedono l’interruzione per infortunio – salvo alcune eccezioni di buonsenso. Come sottolinea Cesari, “tra gli ideatori di questa manovra c’è anche Pierluigi Collina”, che a capo della Commissione arbitri della Fifa si coordina da anni con la stessa Ifab per portare il calcio verso l’adozione del tempo effettivo. In questo contesto, i vertici arbitrali italiani si limitano ad applicare il nuovo regolamento. I cambiamenti che invece riflettono essenzialmente le linee guida volute da Daniele Orsato, da quest’estate designatore dei direttori di gara di Serie A e B, riguardano l’uso della tecnologia. “E qui qualche dubbio viene, soprattutto dopo aver visto la prima giornata di Champions League, nella quale la presenza del Var è rimasta evidente e i calci di rigore sono aumentati. Subito dopo sono tornati ad aumentare anche da noi gli interventi della tecnologia. Coincidenze? Non credo. Credo che nel medio periodo si arrivi a una via di mezzo per riequilibrare il tutto: diciamo che siamo nel pieno dei lavori in corso”.
Il calcio dunque resta più solido di quel che si pensa, elastico ai cambiamenti. Ma a campionato già iniziato, in Italia la situazione non è idilliaca. Su più fronti ci si lamenta della quasi sparizione dell’off field review: un solo episodio su invito del Var nelle prime 50 gare di Serie A – Rapuano in Genoa-Frosinone –, rispetto ai 6 interventi su 18 partite di Champions. “Serve cautela, perché il regolamento resta uno solo”, puntualizza Cesari. “Ed è un attimo alimentare le polemiche. Che d’altronde non scompariranno mai, lo vedo da decenni. Speriamo intanto che siano inferiori agli scorsi anni: sarebbe un passo in avanti già notevolissimo. Anche perché il nostro campionato è di livello, equilibrato. Ma non parliamo di arbitraggio all’inglese: oggi in Premier fischiano più falli di noi. Semmai è un approccio moderno, in cui i direttori di gara devono correre molto di più ed essere reattivi nella lettura delle azioni. In un professionismo ormai esasperato, è fondamentale che i fischietti conoscano a fondo i leader delle squadre e le dinamiche di gioco che coinvolgono i diretti interessati”. Modi di entrare in tackle, finte di corpo, gestualità. “La regola aurea? Mai restare indietro: se in campo non ti trovi nella posizione giusta, vedi poco e non puoi affidarti all’immaginazione. Quindi gli arbitri devono essere bravi ad anticipare le giocate. Con senso di responsabilità, ma anche con la consapevolezza di poter essere aiutati. Ecco che allora l’intervento del Var diventa fondamentale: ce l’avessi avuto io…”
Qualche rimpianto? “Quel gol di Bierhoff: la palla era entrata di mezzo metro, purtroppo non riuscii a vedere”, ricorda Cesari a proposito del controverso Juventus-Udinese 4-1 del 1997. “E poi l’espulsione di van Basten al posto di Aldo Serena”, Milan-Roma, anno 1991. “Ci fu un errore di comunicazione con il guardalinee. Oggi si griderebbe allo scandalo, ma allora noi in campo eravamo tre ‘sfigati’: ormai ci sono squadre arbitrali da sei, addirittura otto in finale di Coppa del mondo. Più la goal line technology, la bomboletta sui calci di punizione: grandissimi aiuti. All’epoca ci sbattevamo il triplo, ma tutto era ancora primitivo, su base empirica. Un altro dietrofront che non mi piace è il ritorno alla campana di vetro, con gli arbitri che non possono più parlare: la crescita tecnica e disciplinare significa anche aprirsi verso l’esterno e i media, soprattutto in un mondo iper-esposto come il nostro. Per il resto poche storie, arbitrare oggi mi sarebbe piaciuto eccome. Magari con i campioni di ieri, ecco”.