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IL FOGLIO SPORTIVO-IL RITRATTO DI BONANZA •
Arbitro, quindi sono. La rivoluzione antropocentrica di Orsato
Orsato cambia filosofia e rimette l’arbitro al centro: il Var dovrà intervenire molto meno, lasciando all’uomo il peso della decisione e dell’errore. Una svolta opposta a quella di Rocchi, che aveva provato a rendere la macchina quasi inappellabile
5 SET 26

Il Var è un enigma tremendo, più dell’uomo, che già è un bel mistero. Forse per questo motivo Orsato, nuovo allenatore degli arbitri (perché questo è, un allenatore), ha deciso di invertire l’ordine dei fattori. Viene prima l’uomo e dopo la macchina. Ogni errore è puramente frutto della sua iniziativa, perché le decisioni che prenderà, difficilmente verranno corrette dal mezzo tecnologico del Var.
E mentre a Lissone compaiono le prime ragnatele sul soffitto, è giusto chiederci come mai sia stata intrapresa una strada così opposta rispetto al recente passato. Occorre digredire per poche righe esprimendo massima solidarietà umana a Gianluca Rocchi, sbattuto in prima pagina come un mostro solo per aver cercato di rendere il Var inappellabile, un errore madornale che lo ha fatto allontanare dall’uomo, provocandone la reazione scomposta. Rocchi ha sbagliato strategia e, in buona fede, operato una rivoluzione a cui nessuno potrà mai essere pronto: la macchina al posto dell’uomo. L’arbitro, privato di ogni autorità, si è come perduto dentro un gorgo, finendo sul fondo, come un oggetto inutile. Da qui la ribellione, affidata alle baionette di certi omuncoli pronti a uccidere un innocente pur di sopravvivere. Finita la digressione, proseguo.
Il Var è un enigma perché spiega molto meno di quanto si pensi. L’immagine stravolge la realtà, non la chiarisce. Ne ho parlato spesso, anche su queste pagine. Il Var è come un quadro in movimento, dove non si coglie l’intenzione ma solo una sua rappresentazione. E’ astrattismo puro, scomposizione di una verità. La percezione di ciò che accade veramente ce l’ha solo l’arbitro, il quale può essere svelto, lucido e coraggioso, oppure lento, appannato e pavido. La differenza sta tutta in lui. Un arbitro bravo vede quasi tutto, uno scarso quasi nulla. Rocchi ha commesso l’errore di voler emarginare la seconda categoria, quella degli scarsi. E gli scarsi lo hanno impallinato, non sapendo che da oggi per loro sarà ancora più dura sopravvivere. Orsato è un veneto pragmatico che si esprime in modo facile e chiaro. Ha scelto la strada antropocentrica, rimettendo tutti sullo stesso piano, scarsi e bravi, prendendosi dei rischi, nella speranza di riuscire a formare coscienze piene, prima ancora che arbitri. Insomma, uomini coraggiosi, onesti e sicuri, pronti a fronteggiare l’errore come si evita un gatto per la strada, con un guizzo.
Il compito degli arbitri da oggi è quello di decidere, mentre il Var osserverà tutto dall’alto con lo spirito di un Dio (Orsato?), che si impegna a correggere l’uomo solo in caso di gravi inadempienze. Finendo per perdonare quasi tutti, tranne i reiterati vecchi scarsi, inabili per vocazione, che finiranno per inciampare e poi cadere, vittime di se stessi e di una stupida calunnia portata avanti per non morire.