Quando Trump provò a conquistare il football. E finì con 3,76 dollari

Anche prima dell'impegno politico, Trump aveva dimostrato la volontà di sparigliare le carte, di introdurre visioni nuove anche controverse e sconvolgenti. Ad esempio con il suo coinvolgimento nella United States Football Legue (Usfl), lega nata nel 1983 per colmare il vuoto che la Nfl lasciava tra febbraio e agosto
14 SET 26
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(Foto Ansa)

Il presidente degli Stati Uniti, quindi in sostanza l’uomo più potente del mondo, difficilmente mette le mani in un settore senza trasformarlo, anche perché altrimenti avrebbe poco senso iniziare l’opera. Nel caso di Donald Trump, poi, le cronache recenti parlano da sole. Persino nello sport, anche se il suo coinvolgimento nella questione Fifa-Coppa del mondo, soprattutto dopo la denuncia penale dell’Uefa nei confronti di Gianni Infantino, è tutto da chiarire. Trump, del resto, anche prima dell’impegno politico aveva dimostrato la volontà di sparigliare le carte, di introdurre visioni nuove, anche controverse – altrimenti che gusto avrebbe avuto? – e sconvolgenti. Ad esempio con il suo coinvolgimento nella United States Football League (Usfl) lega nata nel 1983 per colmare il vuoto che la Nfl lasciava tra febbraio e agosto.
L’idea fu di David Dixon, uno dei grandi personaggi dello sport americano del secolo scorso, anche se sconosciuto ai più. Antiquario di New Orleans, aveva portato la Nfl in città nel 1967 e nel 1973, convincendo il suo amico Lamar Hunt a fondare il World Championship Tennis, aveva di fatto aperto l’era del tennis professionistico. Un giorno dell’aprile 1981 Dixon ebbe una nuova illuminazione, mentre a New Orleans stava seguendo assieme ad altri 25.000 spettatori lo spring game della sua università, Tulane, ovvero la tradizionale partita in famiglia, una sorta di attacco contro difesa: “Perché non si può giocare a football in primavera ed estate?”.
Commissionò un sondaggio che diede esiti favorevoli, si segnò gli errori che aveva fatto nel 1974 la World Football League, prima di tutto quello di voler giocare in contemporanea con la Nfl, fece un giro di telefonate e nel giro di uno anno nacque la Usfl, con 12 squadre e un calendario iniziale di 20 partite da marzo a luglio. Ovvero, nei mesi in cui di Nfl, ai tempi, praticamente non si parlava. La squadra di New York, anzi New York/New Jersey perché solo così avrebbe potuto giocare al Giants Stadium situato appunto nel New Jersey, fu affidata a un petroliere dell’Oklahoma poco convinto, Walter Duncan, che dopo un anno si stancò e vendette a Trump. Che in realtà avrebbe dovuto essere il proprietario originale: solo che, dopo aver versato la prima rata, non aveva fatto seguito con la seconda e, quando lo avevano cercato al telefono, si era giustificato dicendo che proprio quel giorno si era presentato un potenziale affare immobiliare che richiedeva tutte le sue attenzioni e i suoi mezzi.
Arrivato finalmente al comando, Trump rivoluzionò tutto, dallo staff tecnico alla rosa: voleva vincere il campionato, cosa che non gli riuscì perché altre squadre avevano basi più solide, ma voleva soprattutto sfidare la Nfl, quasi certamente nella speranza di costringerla a una fusione e, magari, concedergli finalmente l’acquisto dei Baltimore Colts (poi Indianapolis, dal 1984). E la sfida non poteva che essere diretta, ovvero giocando in contemporanea, in autunno, dal 1986.
A seguire Trump in questa svolta fu soprattutto Eddie Einhorn, dei Chicago Blitz (e White Sox della Mlb), ma dopo un po’ altri passarono dalla sua parte e persino il presidente della Usfl, Chet Simmons, dovette arrendersi, pur ritenendo folle l’idea. La crisi arrivò presto: quando le emittenti televisive che avevano accolto con interesse (cioé soldi) la lega primaverile si mostrarono esitanti a rinnovare i contratti, la Usfl subodorando pressioni della Nfl le fece causa, un procedimento giudiziario che fece rumore, anche perché a testimoniare contro la lega principale ci fu uno dei… suoi proprietari, Al Davis dei Los Angeles Raiders, da sempre dissidente.
La Nfl se la vide brutta, specialmente quando emerse la pubblicazione di un professore di Harvard chiamata “Come distruggere la Usfl”, che si diceva commissionata proprio dai vertici della lega. E difatti il tribunale decise a favore della Usfl, ma con un clamoroso colpo di scena: la Nfl operava in effetti in una situazione di monopolio più accentuata rispetto a quella permessa da un atto del Congresso risalente al 1961, ma il suo operato, pur censurabile, non era stato così grave da danneggiare la Usfl, colpevole di essersi data la zappa sui piedi con la decisione di spostare il calendario all’autunno. Il risarcimento concessole fu, ed è uno dei grandi aneddoti dello sport americano, di… un dollaro, cresciuto a 3,76 dollari per una clausola delle cause antitrust, somma che nessuno ebbe mai la faccia tosta di incassare, anche perché la Usfl si sciolse. E non risulta che Trump, in seguito, abbia più cercato di diventare proprietario di una squadra di football.