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Anche quelli che non vincono quasi mai a volte vincono. La Vuelta di Enric Mas
Il corridore spagnolo dopo anni di piazzamenti ha conquistato la maglia rossa finale della corsa a tappe spagnola. Una gara che ci ha riportati a un ciclismo pre-pogačariano. Con i suoi pro e i suoi contro

Lo spagnolo Enric Mas ha vinto la Vuelta 2026. Qui con la sua squadra all'arrivo dell'ultima tappa (foto Ap, via LaPresse)
A volte vincono anche quelli che non vincono quasi mai. Enric Mas ha vinto la Vuelta a España 2026 a 31 anni e dieci stagioni tra i professionisti nelle quali ha lottato tanto, si è piazzato quasi sempre, ha esultato quasi mai. Prima del via della corsa a tappe spagnola aveva vinto sei volte, cinque sul traguardo e una classifica generale. Che non fosse abituato a tutto questo lo si è visto all’arrivo della nona tappa della Vuelta, quando, in cima all’Alto de Aitana, ha battuto allo sprint Oscar Onley: era impacciato nell’esultare, animato da una contentezza troppo evidente, troppo agitata, una contentezza che assomigliava molto all’incredulità.
Enric Mas non doveva vincere questa Vuelta a España, perché questa Vuelta a España era destinata a Tadej Pogačar. Doveva essere l’occasione per aggiungere la corsa spagnola al Tour de France e al Giro d’Italia e raggiungere Jacques Anquetil, Felice Gimondi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador, Vincenzo Nibali, Chris Froome e Jonas Vingegaard tra chi ha vinto tutti e tre i grandi giri, una selezione di grandissimi del pedale. Tadej Pogačar però è caduto e ha lasciato sull’asfalto i suoi sogni di vittoria.
Enric Mas non è caduto e chi resta in piedi ha sempre ragione. Questa Vuelta se l’è guadagnata sulla strada e il ritiro del campione sloveno non la sminuisce. Anche perché il corridore spagnolo è stato uno dei pochi a recuperare terreno a Pogačar: è successo il 27 agosto nella sesta tappa. Quel giorno vinse comunque il campione del mondo, perché quelli come Enric Mas non vincono quasi mai.
Quasi mai. A volte vincono la Vuelta a España.
Una Vuelta che è stato un balzo in una realtà che non riconoscevamo, o che facevamo fatica a riconoscere. Era ciclismo senza però esserlo allo stesso tempo.
Era da un bel pezzo che non assistevamo a un ciclismo dell’attesa e dell’astuzia per racimolare qualche decina di secondi dopo anni di un ciclismo della dilatazione della solitudine. Qualcuno ha apprezzato, qualcuno no. Qualcuno era lieto nel riconoscere lo sport che aveva quasi sempre visto, qualcuno invece ha storto il naso abituato com’era ai grandi campioni. Senz’altro è qualcosa di diverso.
Com’è diverso Enric Mas, con il suo sorriso un po’ imbarazzato un po’ incredulo che aveva sul podio di Granada.