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L'Italia ha scelto di stare con la Uefa contro Infantino. Ora serve un progetto
Quella della Figc è una scelta di buon senso, quasi scontata. Ma criticata dalla Lega Serie A: “Avrei preso un po' più di tempo per questa decisione”, ha detto il presidente Ezio Maria Simonelli. Ad aspettare

Il presidente della Figc, Giovanni Malagò (foto di Fabrizio Corradetti per LaPresse)
La sbornia mondiale aveva spinto Gianni Infantino a provare a forzare la mano, a fare iniziare davvero il suo one man show degno dell'amico americano che lo voleva addirittura all'Onu. A volte servirebbe qualcuno che suggerisca calma, raziocinio, pacatezza, soprattutto quando le questioni sono delicate e inerenti ai soldi. Gianni Infantino questo qualcuno si vede che o non ce l'ha o non lo sta a sentire o è un yes man senza personalità. Fatto sta che pochi giorni dopo la finale vinta dalla Spagna, il presidente della Fifa ha iniziato ad accelerare i suoi piani di trasformazione del calcio a sua immagine e somiglianza, tra fuoriuscite di notizie (il Mondiale a 64 squadre) e presentazioni di progetti di privatizzazione della Coppa del mondo. Un progetto che non piace all'Uefa e chiunque non sia nella sfera magica dello svizzero. Il messaggio, via comunicato, era chiaro: “Non daremo mai legittimità a questo modello. Nessuno ha l’autorità morale per vendere ciò che detiene in custodia per la prossima generazione. A seguito della discussione odierna, nessuna nazionale Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in piedi”.
L'Italia che della Uefa è membro aveva due possibilità: o stare con Infantino o stare con tutte le altre federazioni europee che avevano già preso posizione contro il numero uno del calcio mondiale. Ha scelto di stare con l'Europa: la Federazione italiana giuoco calcio non supporterà Gianni Infantino alle elezioni Fifa di marzo 2027. Come Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Islanda, Isole Faroe, Germania, Inghilterra, le altre tre britanniche (Scozia, Nord Irlanda, Galles) e numerose altre europee. “Continueremo a lavorare al fianco dell’Uefa e delle altre federazioni europee per promuovere un'idea di calcio fondata su merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi. Ci riconosciamo in un modello di confronto, di ascolto e di corresponsabilità che ha fino ad ora consentito al calcio di crescere, innovare e al tempo stesso difendere i propri principi fondanti”, spiega la Figc in un comunicato.
Una scelta di buon senso, quasi scontata quella presa da Giovanni Malagò. Eppure ha generato la reazione stizzita della Lega Serie A. “Avrei preso un po' più di tempo per questa decisione”, ha detto il presidente Ezio Maria Simonelli. “Mi aspettavo un passaggio collegiale in quanto non è una decisione della Figc, è una decisione del presidente della Figc. Io sono stato informato, ma non so se le altre componenti erano state informate”, ha aggiunto. Ha poi sottolineato che “credo di essere amico di Infantino: lui mi ha fatto anche la cortesia di venire a trovarmi, era la prima volta che un presidente della Fifa viene nella sede della Lega di Serie A a Milano e quindi per questo gli sono grato”.
Stare o non stare con Gianni Infantino è una scelta di campo. La Uefa la sua l'ha fatta. Molti l'hanno fatta. L'Italia doveva stare nel mezzo tra chi non aveva scelto? Difficile quando si è assistito a una frattura netta, apparentemente non riparabile. Il presidente della Figc aveva il compito di decidere, lo ha fatto, evitando il solito tran tran italiano del sì ma anche, del temporeggiare all'infinito per non affrontare i problemi. Un atteggiamento che è costato all'Italia calcistica tre Mondiali.
Il problema non è la scelta, è iniziare a costruire un'alternativa, di candidatura e di programma, perché altrimenti a nulla sarà valso prendere una posizione di rottura e di buon senso. Il nuovo presidente della Fifa lo si sceglierà nel marzo del 2027, di tempo ce ne è, ma serve lavorare da subito.