L’Uefa avvisa Infantino: “O ritiri i tuoi piani, o noi non giochiamo più”

Un Mondiale senza Europa provocherebbe la fuga degli sponsor e pure degli spettatori, visto che solo nella bolsa retorica infantiniana c’è chi sogna una finale tra Curaçao e Capo Verde. A meno di compromessi con la Fifa, finirà male

30 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:13
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Va bene il premio per la pace consegnato direttamente a Donald Trump, va bene pure la revoca d’imperio della squalifica a Balogun su richiesta della Casa Bianca. Ma vendere ai privati parte dei Mondiali di calcio è la linea rossa che Gianni Infantino ha superato, scatenando l’ira funestissima dell’Uefa. La mossa della Fifa che avrebbe comportato la costituzione di una società ad hoc per massimizzare i profitti, è riuscita a compattare le federazioni europee. Che poi sono le più ricche e quelle che gestiscono il calcio che fa soldi: un Mondiale senza Europa provocherebbe la fuga degli sponsor e pure degli spettatori, visto che solo nella bolsa retorica infantiniana c’è chi sogna una finale tra Curaçao e Capo Verde.
In ogni caso, l’Uefa ha adottato la minaccia più efficace: “Non daremo mai legittimità a questo modello”, si legge in un comunicato assai duro. “Nessuno ha l’autorità morale per vendere ciò che detiene in custodia per la prossima generazione. A seguito della discussione odierna, nessuna nazionale Uefa parteciperà ad alcuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in piedi, a meno che non vengano abbandonate nella loro interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni alla proprietà privata”. Sarebbe facile ridurre tutto alla guerra antica fra Infantino e Aleksandr Ceferin, il presidente dell’Uefa. E’ qualcosa di più: è il conflitto fra due modelli. Da una parte il gigantismo della Fifa con i suoi mondiali per nazionali quarantotto o sessantaquattro squadre, mondiali per club, intervalli di mezz’ora e hydration break anche negli stadi con aria condizionata. Dall’altra la forza di chi sa che è la Champions league che macina record di incassi fra sponsor e abbonamenti alle pay per view. A meno di compromessi, finirà male. Infantino regna perché distribuisce posti ai mondiali come se fossero caramelle a una festa di compleanno. Rompere questo sistema è un’impresa improba. Anche perché dall’altra parte non è che volino angeli muniti di trombe e arpe.