Le nostre lacrime di coccodrillo per Varenne

È il primo cavallo campionissimo morto all'epoca di Instagram e l'Italia scopre di avere un cuore fantino. Il lutto nazionale, ultimo incasso di un animale-brand

19 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:11
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L'arrivo di Varenne, testimonial per l'inaugurazione dell'ippodromo della Maura a San Siro, 9 Maggio 2015 (Ansa)

Varenne s'è fermato a Eboli. “Il Capitano”, l'ultimo cavallo di cui l'Italia intera – non solo gli appassionati d'ippica – ricordi il nome, è morto di infarto a 31 anni in un allevamento e tutti ci scopriamo un cuore fantino. La pagina Instagram ufficiale lo saluta mentre “vola verso le sue vittorie” e lo affida a Enzo Giordano, il proprietario morto l'anno scorso, come fosse un funerale di famiglia. Il sindaco di Copparo lo chiama “figlio del vento”. L'Ansa scrive che la sua è stata “una morte fulminante, proprio come le sue corse al trotto”: metafora indelicata se si pensa che a fulminarlo, stavolta, è stato il cuore e non lo sprint finale. Le redazioni tirano fuori i coccodrilli dal cassetto: un animale che riceve necrologi come un capo di stato. Gli animali-simbolo funzionano così nell'era dei social. E del resto Varenne è il primo cavallo morto all'epoca di Instagram, con un pubblico costruito post dopo post. Ma a guardarci bene, il contesto è un po' meno roseo.
Cominciamo dai fatti.
Varenne corre 73 gare, ne vince 62, macina sei milioni di euro di premi per i suoi proprietari. Il trotto italiano, di contorno, è fatto di cavalli spremuti come limoni già da puledri, doping diffuso (l'ultimo caso ad Agnano, in otto a processo per maltrattamento e frode: benzoilecgonina, il metabolita della cocaina, nandrolone, caffeina nelle urine dei cavalli) e frustate date con leggerezza – d'animo, non di polso – ad animali che non possono opporsi. Alla faccia del grande pianto collettivo animalista.
Poi arriva il ritiro ma Varenne non si riposa. Diventa un “fornitore”. Monta (non naturale, così si può raccogliere il suo sperma in provetta), a 15-18mila euro a dose nei primi anni, secondo le stime. Capolista degli stalloni italiani ininterrottamente dal 2010. Il seme congelato del cavallo viene spedito in kit refrigerati in Svezia, Finlandia, Germania, Olanda, Norvegia, Stati Uniti... Avrà duemila figli, cinque vincitori del Derby italiano nella progenie. Nel 2022 il fatturato stimato, solo dalla vendita del suo corredo genetico, sfiora i 20 milioni di euro. Un listino prezzi che vale ancora oggi, per il suo necrologio: più ha vinto, più genera clic la sua morte.
Magari il lutto è pure vero. La fiaba, quella meno.