Varenne era Varenne soltanto perché non sapeva di essere Varenne

Il più celebre cavallo da corsa italiano è morto ieri a trenutn'anni: fino all'ultimo giorno sarà vissuto nella totale e serena inconsapevolezza che, piangendolo, i quotidiani gli avrebbero dedicato più pagine nostalgiche che a buona parte delle celebrità defunte

19 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 12:53
Immagine di Varenne era Varenne soltanto perché non sapeva di essere Varenne

Varenne - foto Ansa

Soltanto il pipistrello sa com'è essere un pipistrello, diceva Thomas Nagel. Non esistono pipistrelli da corsa, ma cavalli sì, e Varenne, che era il più celebre cavallo da trotto italiano, è morto ieri alla bella età di trentun'anni, dopo aver vinto di tutto e aver trascorso l'ultimo quarto di secolo a riposarsi sugli allori e a generare all'incirca duemila figli.
Per quanto i cavalli possano essere dotati di intelligenza swiftiana, nutro molti dubbi sul fatto che Varenne sapesse di essere un trottatore, di essere il più celebre di loro, perfino di essere italiano e magari di avere collezionato trionfi in più continenti. Con molta probabilità, Varenne non sapeva nemmeno di chiamarsi Varenne – prima ancora di non sapere perché si chiamasse Varenne – e fino all'ultimo giorno sarà vissuto nella totale e serena inconsapevolezza che, piangendolo, i quotidiani gli avrebbero dedicato più pagine nostalgiche che a buona parte delle celebrità defunte.
Nemmeno un cavallo geniale come quello che Musil decantava all'inizio de "L'uomo senza qualità" avrebbe avuto abbastanza ingegno da sapere cosa fosse il Prix d'Amérique o il Gran Premio Lotteria di Agnano, pur partecipandovi e vincendoli; nessun quadrupede, nemmeno il più famoso del mondo, si ritaglia un attimo per rimirarsi nello specchio e vantarsi dei successi che lo hanno reso ciò che è. Varenne ha portato dunque con sé, oltre questa vita, il mistero più impenetrabile di tutti: proprio perché ignorava di essere Varenne, soltanto lui sapeva davvero come fosse essere Varenne.