La leggenda Varenne. È morto il miglior cavallo della storia del trotto

Una storia da romanzo, cominciata a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino, il 19 maggio del 1995 e proseguita vittoria dopo vittoria in tutto il mondo. Era amatissimo dagli italiani, che lo consideravano alla stregua di un campione del calcio

18 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:49
Immagine di La leggenda Varenne. È morto il miglior cavallo della storia del trotto

Foto Ansa

Il cavallo che sussurrava agli uomini. Se n’è andato Varenne. Non era solo un animale, ma una leggenda. Il miglior trottatore di tutti tempi. Aveva trentuno anni, un’età fenomenale. L'annuncio sul profilo social: "Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano". A proposito: è stato il primo cavallo ad avere un sito personalizzato. Piangono il sultano dell’harem, ma è più bello pensare che nitriscano al vento parole di riconoscenza, gli oltre tremila figli che ha seminato nella sua fortunata vita da stallone.
Siamo di fronte alla fine di una storia da romanzo, cominciata a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino, dove Varenne era nato il 19 maggio del 1995. Venne chiamato così perché Varenne era il nome della strada parigina dove all’epoca aveva la sede l’ambasciata italiana. E’ stato divo, star da poster, meritevole dell’apertura dei telegiornali della sera, di docufilm, una canzone (di Enzo Jannacci) e di poesie. La sua bacheca è ricchissima: ha vinto - spesso in maniera trionfale - 62 gare su 73 disputate, mettendo in cassaforte una cifra di 6 milioni e 300mila euro di montepremi. Nei suoi anni migliori, dal 1998 al 2002, ha riscritto la storia del trotto vincendo 51 Gp in tutto il mondo.
Era amatissimo dagli italiani, che lo consideravano alla stregua di un campione del calcio. Nelle cronache d’antan si trova persino un signore napoletano che all’anagrafe aveva dato a suo figlio un doppio nome. Giampaolo, omaggio a Minucci, lo storico driver dei trionfi del cavallo, e appunto Varenne. Tra i premi più prestigiosi il Gran Prix d’Amerique vinto per due anni di fila, il Gran Premio Nazionale a Milano, tre Gran Premi Lotteria di Agnano. L’anno d’oro è stato il 2001, nel corso del quale è parso davvero imbattibile. La meccanica del suo trotto - una serie di falcate rapidissime, una potenza devastante nell’incedere - è stata quanto di più vicino alla perfezione si sia mai visto su una pista. Dopo essere appartenuto all’avvocato Enzo Giordano, un appassionato di corse e cavalli che - dopo il periodo di Varenne in Francia - se l’era aggiudicato per 180 milioni di lire. In precedenza era stato vicinissimo a Luciano Moggi, che invece alla fine comprò un suo rivale senza accorgersi delle sue potenzialità. Nel 2000 il 50% della sua proprietà era passata al Sindacato Nazionale Agenzie Ippiche, la SNAI, con una valutazione di 7 miliardi di lire. Da quando si era ritirato il suo buen ritiro era Eboli, nel salernitano. Per oltre quindici anni - nel periodo favorevole dal 15 febbraio al 15 luglio - la sua giornata era stata scandita dalla monta. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì - dopo una seduta di jogging - a Varenne veniva prelevato il seme. Nessun accoppiamento, si temevano infezioni. Ogni provetta veniva impacchettata in una scatola con del ghiaccio. E poi spedita ai vari compratori. I suoi eredi più dotati, ancora oggi, mantengono viva la fama di Varenne.