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In Ungheria è riapparso Norris, il meglio lo ha dato Verstappen
Antonelli guadagna ancora sui rivali nonostante il fine settimana difficile per la Mercedes. La Ferrari si fa male da sola tra strategie sbagliate, a partire dalla gomma rossa in partenza, e pasticci ripetuti che hanno causato penalità

Lando Norris (foto Ap, via LaPresse)
Aveva ragione Maurizio Arrivabene. “Vedrete che adesso Toto Wolff darà la seconda parte del libretto delle istruzioni alla McLaren. Così i papaya cresceranno e toglieranno punti alla Ferrari”. L’ex Team principal del Cavallino ci aveva visto giusto. Con il consistente pacchetto di aggiornamenti presentato a Budapest, i dominatori della scorsa stagione sono tornati a vita (anche se Piastri non ha portato a termine la gara a causa della rottura del cambio). Lando Norris ne aveva più di tutti in qualifica e ha dimostrato anche in gara che nella fornace ungherese non ce ne sarebbe stato per nessuno. Eppure, il suo compagno, Piastri, lo aveva beffato allo start. A dimostrazione che Lando è un grande pilota quando non c’è da fare a cazzotti. Ma quando il corpo a corpo è necessario, lui resta il timido di sempre.
A proposito di lotta, andatevi a vedere il “sorpassone” di Verstappen su Hamilton al sedicesimo giro. Un capolavoro di forza, astuzia e ardimento. Ancora una volta oltre il valore della sua vettura. In tempi come questi, dove il burattinaio al muretto muove i fili come non mai, lunga vita a chi come Max è ancora uno che quando abbassa la visiera non è confondibile con altri. Si è lamentato, ormai lo fa sempre, della sua Red Bull. L’ha giudicata inguidabile, eppure l’ha domata, dimostrando che uno come lui nel circus ancora non c’è.
Nel primo, vero, weekend di magra per la Mercedes il “nostro” Kimi è riuscito a chiudere la prima fase del Mondiale guadagnando ancora. Un podio per molti giri insperato, partendo dalla settima casella per un errore in qualifica. Una guida a tratti apparsa conservativa, fin troppo matura per uno della sua tenera età. “Attaccare, usando la testa”, aveva detto prima della gara. Lo ha fatto, ha massimizzato la prestazione senza prendersi rischi. Il suo compagno era naufragato per un problema in partenza (colpa del team, George andrà in vacanza in qualche luogo di culto) e la Ferrari non era in palla. Toto Wolff ha ragione quando dice di non essere contento, in ottica campionato costruttori. Ma il Mondiale piloti al momento non sembra contendibile per gli avversari di Kimi. Peccato, per lui, qualche sbavatura, quella che chiamano: “track limits”. Lì il ricciolino può e deve migliorare, restando in più possibile nella pista e non andando oltre i limiti. Eppure, va in vacanza con 50 punti di vantaggio su Hamilton e 59 su Russell. Sono due gare di distacco, qualcosa di oceanico dopo 11 gare disputate (nel weekend la Federazione ha annunciato il recupero della gara in Bahrain con il Gp di Sepang. Restano però due asterischi su Qatar e Abu Dahbi, ieri Domenicali ha aperto alla possibilità di Imola in autunno se la situazione in medio oriente dovesse rimanere complicata).
La Ferrari? Purtroppo per la Rossa siamo tornati ai leoni del venerdì. Nel primo giorno di prove la Scuderia sembrava talmente forte da autorizzare la discussione se fosse meglio, nella sicura doppietta rossa, vincesse Hamilton oppure Leclerc. Al solito, si è verificato quel che abbiamo già visto in altre gare. Dove la Ferrari sembrava spacciata (Silverstone e Spa), sono arrivati grandi risultati. Dove appariva imbattibile (Hungaroring), ecco la delusione. Figlia di una strategia complessiva sbagliata, a partire dalla gomma rossa in partenza. Ma anche di pasticci ripetuti che hanno causato penalità. Ancora una volta Lewis Hamilton, che appare comunque in palla, è stato penalizzato. Siamo a cinque sanzioni in quattro gare, un fardello inaccettabile e con il quale è impensabile vincere le gare. Sono dettagli, singoli aspetti che in una competizione così serrata hanno un peso determinante. Ora qualche settimana di vacanza. Si riparte per “il girone di ritorno” da casa-Verstappen, a Zandvoort il 23 agosto.