Sport
Formula 1 •
Leclerc è tornato a vincere. E se avesse davvero ragione Elkann sulla Ferrari?
“La Ferrari tornerà a vincere un titolo mondiale, piloti e costruttori, entro il 2026” aveva detto il presidente. Per il Mondiale piloti difficile, ma per quello costruttori la Rossa è ancora in corsa nonostante l'iniziale strapotere Mercedes

Foto Ap, via LaPresse
E se, alla fine, avesse davvero ragione lui? Lui, è John Elkann. Il 10 settembre del 2022, un’era geologica fa vista la velocità con la quale tutto si muove ai tempi nostri, la Gazzetta dello Sport pubblicò una lunghissima, e per lui inconsueta, intervista al numero uno di Maranello. Il titolo più forte, da uno che si solito non ne fornisce moltissimi, fu: “La Ferrari tornerà a vincere un titolo mondiale, piloti e costruttori, entro il 2026”. L’effetto fu notevole, e non tutti lo presero per il verso giusto. Al punto che l’allora Team Principal, Mattia Binotto (al quale fu confermata la fiducia in quell’intervista, salvo poi fargli fare gli scatoloni il 29 novembre dello stesso anno) disse che si augurava questi titoli arrivassero anche prima. Binotto fu lasciato a casa, arrivò Vasseur, e di questi titoli non s’è trovata sinora traccia.
Dopo la vittoria di Charles Leclerc a Silverstone, ovvero “a casa loro” (espressione che ormai ha raggiunto i gradi per poter essere considerata menagramo) è forse arrivato il momento di crederci davvero. Il ritardo del ritrovato monegasco è ancora molto consistente ma il combinato disposto delle rotture di Antonelli e della continuità di Hamilton hanno accorciato assai la classifica iridata. Va detto, a onor del vero, che la flessione del ragazzino bolognese è esclusivamente di punteggio e non di condizione. Sia a Barcellona che a Silverstone, Kimi Antonelli era pienamente in condizione di vincere e senza delle noie dipendenti dall’affidabilità del suo mezzo meccanico ora staremmo parlando di distacco incolmabile. Hamilton è attaccato a Russell in classifica piloti. L’inglese è a meno 25 dal compagno di squadra, il Re Nero a meno 32.
Colpisce un dato su tutti. In nove gare, se consideriamo solo le quattro scuderie più competitive, la McLaren (non sembrerebbe, ma sono i campioni del mondo in carica) ha prodotto sette “zero”. Ovvero su diciotto possibilità di fare punti (nove gare per due piloti), i papaya hanno portato punti solo undici volte. La Red Bull ha fatto quasi lo stesso, con sei volte nelle quali né Verstappen né Hadjar, sono entrati nei primi dieci. E qui viene il dato interessante. Antonelli e Russell hanno già avuto due “zero” a testa. Significa che su 18 volte i grigi hanno avuto punti in quattordici. La Ferrari ha fatto meglio di tutte. Leclerc per due volte non è andato a punti, mentre Hamilton ci è andato sempre.
Se la Mercedes è unanimemente considerata la prima forza, il dato sulla sua affidabilità porta a una doppia considerazione. La prima è che nonostante abbia vinto sette gare su nove, il margine di vantaggio del team di Toto Wolff è tutt’altro che rassicurante. La seconda è che se la Ferrari manterrà questa capacità di massimizzare il punteggio a prescindere dalle situazioni non prevedibili, allora da qui alla fine della stagione potrebbero accadere cose nella direzione del vaticinio di John Elkann. Che ha aggiunto, questo però dopo il doppio podio di Silverstone (che avrebbe potuto e dovuto essere anche un primo-secondo senza la scellerata decisione di fermare Hamilton in regime di safety car), che quando alla Ferrari tutti lavorano insieme allora i successi arrivano. Dichiarazione sibillina, come a voler dire che troppe volte i successi non sono arrivati in quanto non tutti i remi erano direzionati dalla stessa parte. Misteri emiliani. Se ne riparla tra 15 giorni, quando ci sarà la doppietta Spa-Budapest. Con una accortezza. Nessuno si fidi di quel che viene pronosticato, prima di vedere la gara. Dopo il successo di Barcellona, la Ferrari aveva vento in poppa per la gara in Austria. Fu un disastro. A Silverstone, parole confermate dal Team principal, Fred Vasseur, le rosse erano battezzate per prendere sei decimi a giro. Risultato? Prima e terza. A Spa la vulgata dice: pista di motore, quindi Ferrari non bene. Budapest: pista di curve, quindi Ferrari bene. Meglio non pensarci, di questa F1 al primo anno di regolamento, nessuno sembra davvero averci capito qualcosa.
Ultima riflessione. Terminare una gara dietro alla safety car è qualcosa di mortificante. Mortificante. Va bene il regolamento, applichiamolo, ma per favore cominciamo anche a pensare di cambiarlo. Perché il motorsport è già da tempo piegato a logiche contrarie al suo codice genetico, vedere questi bolidi che vanno come fossero in fila sulla Genova-Milano la domenica sera, fa davvero male.
