Remco Evenepoel si è gustato la sua prima volta

Il belga non aveva mai vinto al Tour de France in una tappa montana. Al Plateau de Solaison, che oggi è entrato per la prima volta nella geografia della Grande Boucle, è riuscito a precedere Tadej Pogačar e Isaac Del Toro. Jonas Vingegaard si è ritirato dopo una caduta

19 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:34
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La vittori di Remco Evenepoel al Plateau de Solaison (foto Ap, via LaPresse)

Per anni il predestinato, quello che doveva riportare per forza in Belgio la maglia gialla, si era scontrato con quel mistero chiamato salita. Ed era sempre stato respinto. Remco Evenepoel, il più forte cronoman dei tempi recenti, uno dei corridori più talentuosi degli ultimi anni, aveva sempre dovuto guardare la schiena, e a volte perderla di vista, ai suoi avversari. Sembrava che dovesse andare così per sempre. La strada che sale sa essere spietata, soprattutto quando si ha a che fare con corridori strepitosi, uno su tutti: Tadej Pogačar.
È andata così a lungo. Poi una domenica di metà luglio, su di una salita nelle prealpi francesi, tutto è cambiato. Forse non tutto, ma qualcosa senz’altro. Remco Evenepoel ha prima tenuto il ritmo che Tadej Pogačar aveva confezionato a misura del compagno Isaac Del Toro – e mica male avere come apripista la maglia gialla – poi ha risposto agli attacchi, due, del messicano, infine ha attaccato quando il traguardo era a un passo. Remco Evenepoel ha vinto la quindicesima tappa del Tour de France 2026. Ha vinto sotto uno striscione d’arrivo al termine di una salita, il  Plateau de SolaisonUna salita che faceva il suo ingresso nella geografia del Tour. Ha preceduto Tadej Pogačar, certo non nella sua versione vincotuttoio, ma nemmeno, va detto, remissivo. Ha gioito il belga, più per essersi tolto di dosso un peso grande come una montagna, che per la vittoria di tappa. Nei suoi occhi un’incredulità composta, mescolata a una determinazione baldanzosa. E un ghigno beffardo di chi sa di avere sgretolato un piano ben studiato.
Il UAE Team Emirates era pronto a esultare per una nuova vittoria di tappa, questa volta di Isaac Del Toro. Tadej Pogačar aveva fatto di tutto perché ciò che accadesse. Quando ha capito che non sarebbe successo, ha provato a rimediare lui stesso. Forse un po’ troppo tardi, forse senza la convinzione giusta, forse con le gambe un po’ imballate per essere dovuto andare a un’andatura meno cattiva di quella che è solito tenere. Fatto sta che il piano è sfumato.
Non l’unico di oggi, senz’altro il meno doloroso. Diversi chilometri prima un altro era evaporato.
Le speranze di Jonas Vingegaard di sfidare Tadej Pogačar si sono scontrate con un marciapiede a ventidue chilometri dall’arrivo. E come quasi sempre va in questi casi ha vinto il marciapiede. Il danese ha chiuso la sua Grande Boucle in ambulanza, triste epilogo per uno dei corridori più forti in gruppo, uno dei pochi che avevano la possibilità, in ogni caso un po’ remota, di sfidare la supremazia della maglia gialla.
I tanti, davvero tanti, danesi che si erano messi lungo la strada che porta al Plateau de Solaison sono rimasti delusi. Certo non quanto il corridore del Team Visma che piano piano si stava convincendo che la gamba stava migliorando e che le possibilità di vincere almeno una tappa a questo Tour crescevano. Non ci sarà mai la controprova, nemmeno la prova. Resta solo un’assenza, il gusto amaro di sfide che non vedremo mai.
Remco Evenpoel martedì sarà il penultimo corridore a prendere il via della cronometro del Tour. A Thonon-les-Bains potrebbe avere un minuto in meno di ritardo dalla maglia gialla e quasi due minuti in più di vantaggio sul terzo, Isaac Del Toro. Nella mente del belga sono apparse macchie gialle da inseguire. Remco Evenepoel è un ottimista che pensa di essere il più forte, anche quando la realtà gli suggerisce il contrario. Se ne frega della realtà il belga, lui è un sognatore.