Enrico Voltolini project leader del sogno Ferrari. Alla scoperta del nuovo skipper

Sembra l’uomo giusto nel posto giusto al momento giusto. La sfida del Cavallino chiedeva un profilo che sapesse unire competenze ingegneristiche ed esperienze importanti: così il 37enne piacentino, cresciuto velisticamente a La Spezia, ha assunto il comando delle operazioni

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Immagine di Enrico Voltolini project leader del sogno Ferrari. Alla scoperta del nuovo skipper

Enrico Voltolini, ingegnere nautico e velista, project leader di Ferrari Hypersail dopo Soldini

Le parole sono importanti, i ruoli ancora di più. Ferrari Hypersail, dai primi di aprile, ha perso Giovanni Soldini che era qualcosa di più dello skipper. Diciamo l’anima della più grande sfida della vela italiana mai tentata prima: quella del primo monoscafo full-foiling per l’oceano, un ‘mostro’ con tante appendici lungo 30 metri e largo 20. Era il team principal e non è stato sostituito nel ruolo, per una forma di rispetto, ma ancora di più per un cambiamento ideologico-tecnico nell’impresa. Detto che sarebbe stato affascinante vedere a bordo il Capitano per la sua ultima grande avventura, l’erede – diciamo il riferimento velico, peraltro chiamato proprio da Soldini – è Enrico Voltolini, project leader (notare la differenza): fisico massiccio, da atleta vero – gareggia nel SailGP – ma modi da Clark Kent che ne fanno quanto di più lontano dall’eroe solitario che ha solcato i mari del mondo e fatica a stare in banchina, come un eroe di Melville: il ritratto di Giovanni, praticamente. Project leader, una sorta di Grande Coordinatore.
“In una sfida del genere, serve una visione più ampia, legata alla pianificazione, alla gestione delle persone e dei processi. Competenze che torneranno molto utili anche quando salirò a bordo della barca. Il lavoro di squadra, la comunicazione e la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti sono diventati elementi fondamentali”, racconta. Siamo lontani dal concetto del comandante in plancia, ma anche da quello dello skipper tradizionale. “Il nostro sport è mutato, anche nell’America’s Cup si è passati dall’uomo al timone che faceva tutto anche sceso dalla barca a strutture con un ceo, manager, il timoniere con ruoli diversi e ben definiti” sottolinea. Voltolini sembra l’uomo giusto nel posto giusto al momento giusto. La sfida del Cavallino chiedeva un profilo che sapesse unire competenze ingegneristiche ed esperienze importanti: così il 37enne piacentino, cresciuto velisticamente a La Spezia, ha assunto il comando delle operazioni. Si è laureato in Ingegneria Nautica all’Università di Genova e in quel periodo ha trasformato l’hobby della vela – sport iniziato sin da bambino insieme al nuoto – in una professione. Classi olimpiche (Finn e Star, le due più nobili di un tempo), Maxi Yachts, due campagne di America’s Cup con Luna Rossa Prada. Eclettismo non comune, coltivato senza ossessioni.
Ci sono velisti che preferiscono limitarsi alle classi olimpiche, altri che scelgono le campagne di America’s Cup e quelli che si trovano in più ambiti solo perché gli viene proposto. “Ho sempre colto delle opportunità che mi hanno fatto crescere, cambiare classe porta ad evolversi anche se non te ne accorgi. La vela ad altissimo livello è diventata sempre più interdisciplinare e la capacità di parlare sia il linguaggio dell’atleta sia quello dell’ingegnere rappresenta un grande vantaggio. Perché, secondo me, il futuro vedrà sempre più ricercati quei velisti che hanno anche capacità tecniche da collaudatore, per dialogare con gli specialisti a terra”. Di sicuro, Voltolini dovrà sopportare non solo gli oneri del ruolo, ma la ricerca degli onori. Sulle banchine non solo italiche, l’attesa per Ferrari Hypersail è enorme: per togliersi le prime curiosità tecniche, bisognerà aspettare almeno fine anno con il varo ufficiale nel Tirreno Settentrionale dove verrà allestita anche la base permanente del team. Seguiranno mesi e mesi di test in mare e di rifiniture tecniche per la barca come ci sarà da lavorare tanto per mettere in assetto la ‘ciurma’, composta da una ventina di persone, una metà destinata a salire a bordo e una metà di ‘servizio’, “Sto cercando velisti ‘fisicati’ con esperienze di alto livello, non per forza legate alle regate oceaniche, e pronti a cercar sempre la performance. E senza essere ingegneri, non ci si può esimere dal possedere valide capacità tecniche" dice Voltolini che nel settembre 2026 svelerà il ‘nocciolo’ dell’equipaggio, i primi cinque che verranno raggiunti man mano dai compagni in vista del debutto agonistico tra un anno, in qualche appuntamento mediterraneo.
A quel punto, se tutto funzionerà, si comincerà a puntare i record con un programma esteso al 2031. Evidente che la massima preda è quella rappresentata dal Trofeo Jules Verne, il giro del mondo in equipaggio, 21.600 miglia nautiche da chiudere entro 40 giorni, 23 ore, 30 minuti e 30 secondi. Il tempo stabilito a fine gennaio da Sodebo di Thomas Coville, entrato nel mito.