Poveri italiani, costretti a leggere pezzi sul calcio “che non è solo un gioco” e i peana su Messi e Haaland

Dopo lezioncine calcistiche sui giornali, elogi sperticati al centravanti della Norvegia e al numero 10 dell'Argentina, con Francia-Marocco iniziano i quarti di finale

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Lionel Messi (foto Epa, via Ansa)

Non è calcio senza polemiche sugli arbitri, quindi non rompeteci i coglioni e lasciateci dire – anche esagerando – che i direttori di gara non stanno facendo un lavoro indimenticabile. Anche perché almeno da queste parti lo diciamo sempre, altrove invece ci si accanisce contro l’uzbeko che non tutela i gioielli dei francesi ma poi si dice che “tutti possono sbagliare” quando qualcuno fa notare che i bevitori di mate argentini sono tutelati e coccolati come manco io con la mia pinta di bionda quando inizia una partita dell’Inghilterra.
A proposito, costretto a sfogliare i giornali italiani vedo che a voi oltre al danno della mancata qualificazione tocca anche la beffa (naturalmente “atroce”) di sorbirvi le lezioncine del professor Walter Veltroni su come si stava meglio quando si stava peggio: mi riferisco al pippone di ieri sul Corriere che celebrava le vittorie su Argentina e Brasile nel 1982, scritto probabilmente dall’intelligenza artificiale da lui intervistata qualche mese fa (è tutto un “si scatenò l’inferno”, “i critici più spietati battono in ritirata”, “parole di fuoco”, e così via). Lo stile è il solito da decenni: parlo di calcio ma anche di politica così vi faccio vedere che sono colto, preparato e che il pallone “non è solo un gioco”: peccato che a forza di luoghi comuni su quanto era bravo Pertini e sulle bandiere tricolori cucite in casa ed esposte sui balconi di palloni ne vengono due, così, tra le gambe (lo so, l’alternativa sulle stesse pagine era Cazzullo smutandato su Messi, roba da buttarsi dal London Bridge subito).
Due palloni così vengono anche a leggere gli elogi di Haaland, passato da scimmione insensibile a re dei meme che spiega la vita, giuro, su Instagram ho visto un account spiegare il ciclo femminile (si può dire o è misgendering?) con l’evoluzione dell’attaccante della Norvegia. Dico così perché me la sto facendo sotto, è ovvio, dato che sabato sera li affrontiamo noi, e spero che nessun difensore inglese faccia dichiarazioni pre-partita tipo: “Conosco Haaland, so come fermarlo”, dato che da anni in Premier League lo hanno fermato al massimo gli elastici per capelli difettosi e l’influenza intestinale. Ecco, quella è l’altra grande speranza, ma forse è brutto dirlo. Non bisogna perdere la concentrazione, soprattutto adesso che provano a venderci come imbattibili i record che Messi ha registrato giocando contro i puffi.
Oggi è il giorno di Francia-Marocco, e ringrazio Dio che mi ha fatto inglese e non parigino, comunque vada a finire.
Ieri è stato il primo giorno senza partite da quando – sei mesi fa, giusto? – è iniziato il Mondiale. E no, non mi sono rifatto guardando i turni di qualificazione della Champions League in programma. A tutto c’è un limite, tranne che alla birra.