L'Italia perde contro la Bosnia, un altro Mondiale da spettatori
La Nazionale italiana ha perso ai rigori contro quella bosniaca nella finale dei playoff di qualificazione alla Coppa del mondo. Probabilmente pagherà Gattuso. Tutti gli altri si assolveranno dando la colpa a qualcuno, tipo l'arbitro
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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 11:31 AM | 1 APR 26
Pio Esposito of Italy missed penality during the final soccer match for the qualification for the 2026 World Cup between Bosnia Herzegovina and Italy at the Stadion Bilino Polje in Zenica, Bosnia Erzegovina. - March 31 , 2026. Sport - Soccer . (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)
Estate libera per tutti. Per calciatori, persone non interessate al calcio che hanno, ahi loro, a che fare con un calciofilo, gente moderatamente appassionata del pallone ma capace di entusiasmarsi, o quanto meno provarci, nelle grandi occasioni. Quest'estate l'Italia non parteciperà al Mondiale nordamericano. Non parteciperà perché ha perso ai rigori contro la Bosnia nel playoff di qualificazione alla Coppa del mondo. Va così da dodici anni, non è una novità. In un modo o nell'altro ci siamo fatti l'abitudine. Era rimasta a casa la Nazionale guidata da Gian Piero Ventura, quella allenata da Roberto Mancini, ora quella da Gennaro Gattuso.
Sarà il commissario tecnico probabilmente a pagare per tutti. D'altra parte era lui a guidare il gruppo, lui a non essere riuscito a conquistare la qualificazione. Pagherà perché qualcuno deve pur pagare per un'altra estate senza Nazionale, come se un Mondiale diventasse un mondialino senza l'Italia. Il Mondiale ha provato a ingrossarsi fino a 48 squadre pur di far posto a tutti. L'Italia è riuscita a stare fuori lo stesso. Puro dadaismo, c'è da rimanere affascinati.
Pagherà Gennaro Gattuso perché non c'è altro che si prenderà la colpa. Lui se l'è presa al triplice fischio finale. Non farà carriera federale. Se vuoi farla, la regola è: dire che i problemi sono altrove, tanto nessuno controlla mai davvero. Gabriele Gravina guida la Federazione italiana giuoco calcio dal 2018. Si era presentato all'epoca un costruttore di qualcosa di diverso. Gli strumenti per costruire però li ha dimenticati chissà dove. Il calcio italiano è rimasto al 2006, ma senza Cannavaro, De Rossi, Del Piero, Nesta, Pirlo, Totti in campo.
Soprattutto sono rimasti al Mondiale tedesco i giocatori, dirigenti e addetti ai lavori, convinti ancora che il mondo pallonaro potesse reggere alla maniera di sempre in un mondo che cambiava sempre più velocemente. E così invece di aggiornarsi, capire i problemi e cercare di risolverli, si sono affidati alle uniche soluzioni capace di mettere tutti d'accordo: la lamentela e la giustificazione. E quelle non mancano mai.
A sintetizzare alla perfezione tutto questo c'è la telecronaca delle partite della Nazionale e i commenti che la seguono, in tv, in radio, sulla stampa.
Una volta la colpa è dell'arbitro, tipo contro la Bosnia, una volta è del calendario troppo pieno, un'altra è del sorteggio, quasi sempre è dei club che non tengono abbastanza alle sorte della Nazionale. Cercare un club che ha a cuore le sorte delle Nazionali è impresa più che ardua, impossibile. Succede in paesi senza un gran campionato, senza club ambiziosi, soprattutto con un'industria calcistica poco evoluta. La Serie A si sta avvicinando sempre di più a questo, ma continua a dribblare l'orgoglio del calcio nazionale. D'altra parte i club fanno i loro conti e la solidarietà è qualcosa che di solito ostentano solo i più ricchi.
Certo Bastoni è stato espulso - che quel rosso ci potesse stare non fa differenza -, gli Azzurri hanno giocato in 10 quasi una partita intera, non hanno espulso un calciatore della Bosnia. Sarebbe cambiato poco o nulla. Eberardo Pavesi, grande direttore tecnico del ciclismo, era solito dire che "prima delle gambe serve la convinzione di usarle davvero e l'assenza di paura per usarle come si deve". Forse all'Italia mancano, almeno, le ultime due.
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Al Foglio dal 2014. Nato nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Insegue. In libreria trovate Girodiruota e Alfabeto Fausto Coppi. E dal maggio 2023 Lance deve morire, il suo primo romanzo.