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La paura della Nazionale italiana e la lezione di Edin Džeko
"Se hai paura di giocare in Galles qualcosa non funziona", ha detto l'attaccante bosniaco. Sono molte le cose che non hanno funzionato nell'Italia del calcio. Ora la Nazionale con la Bosnia cerca di qualificarsi per il Mondiale nordamericano
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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 12:02 PM

Gennaro Gattuso festeggia la vittoria contro l'Irlanda del Nord (foto LaPresse)
La sintesi migliori della condizione della Nazionale italiana di calcio arriva, come spesso capita in certe situazioni, dall'estero. Edin Džeko ha detto chiaramente quello che tutti i calciofili italiani aveva provato a ignorare a lungo. "Non volevano giocare in Galles, non so perché. Noi siamo andati lì senza paura e abbiamo vinto. Non so perché loro dovrebbero avere paura di Bosnia o Galles. L'Italia è una Nazionale incredibile, hanno vinto quattro Mondiali. Se hai paura di giocare in Galles qualcosa non funziona".
Qualcosa non funziona. Appunto.
Più di qualcosa non funziona visto che le ultime due edizioni dei Mondiali gli Azzurri le hanno viste dalla televisione. Certo in mezzo c'è stato un'Europeo vinto con Roberto Mancini come commissario tecnico, ma quella vittoria è sembrata più un incidente di percorso, per quanto felice, che una interruzione di un momento problematico per il pallone italiano.
E quello che non va, al di là di giocatori non certo eccellenti ma che scarsi però non sono, è legato alla paura. La paura di fallire ancora. La stessa che porta a esultare per la sconfitta del Galles ai rigori. È davvero più forte la Nazionale gallese rispetto a quella bosniaca? Chissà. Il campo ha detto che nella finale dei playoff che assicurano gli ultimi posti europei per la Coppa del mondo che si terrà in estate in Nord America c'è la Bosnia e non il Galles. Tutto il resto è incerto come l'origine della parola maschera.
Ed è proprio una maschera a coprire il volto della Nazionale italiana. La compagine nazionale che non poteva non andare ai Mondiali, per storia-prestigio-eccetera, come ci siamo detti a lungo, è rimasta fuori dai Mondiali per due edizioni di fila. La grandeur che spesso associamo ai francesi è diventata un tratto caratteristico della nostra concezione, forse ipervalutazione, del nostro calcio. E sotto questa maschera si nasconde un volto impaurito, afflitto dal terrore di fallire ancora. Un terrore che si è ben visto nei primi quarantacinque minuti della partita contro l'Irlanda del Nord.
In questi mesi Gennaro Gattuso ha cercato di dare ai suoi uomini quella grinta e quella volontà di vittoria che ha portato in campo per quasi vent'anni. Forse il commissario tecnico non è l'allenatore più bravo che ci sia in circolazione, ma era la persona giusta a cui affidarsi. Un uomo, prima che un ct, capace di prendersi in carico dei problemi di una Nazionale e, soprattutto, di un movimento in difficoltà e provare a renderlo consapevole di questo infondendogli voglia di riscatto.
C'è riuscito in parte. I festeggiamenti per l'eliminazione del Galles davanti la tv non sono qualcosa che fa ben sperare.
La speranza è che il commissario tecnico si sia fatto sentire. La speranza è che abbia soprattutto fatto leggere ai suoi uomini quello che ha detto Edin Džeko: "Se hai paura di giocare in Galles qualcosa non funziona".
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