La perfetta cartolina che il Tour de France ha dato a Barcellona

La Grande Boucle è iniziata con due giorni gradevolissimi. Gli organizzatori hanno dimostrato ancora una volta la loro bravura nella scelta dei percorsi fuori dai confini di Francia. A Barcellona ieri ha vinto Isaac Del Toro, Jonas Vingegaard è ancora in maglia gialla

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Ultimo aggiornamento: 10:57
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Foto di Charly Lopez per A.S.O.

Quando parte dall’estero il Tour de France lo fa perché ne vale la pena in termini economici – quelli soprattutto, non prendiamoci in giro – e sportivi, o meglio chi disegna il Tour de France riesce a valorizzare al massimo, almeno ciclisticamente, il territorio scelto per la Grand départ. Il ricordo della meravigliosa tre giorni (e mezzo) italiana del 2024 è ancora vivo. Quello del fine settimana a Barcellona è cronaca recente.
Due giorni di strade piene di gente, accorse da ogni parte della città e della Catalogna per vedere i corridori sfidarsi prima in una cronometro a squadre – vinta dal Team Visma | Lease a bike – e poi sul Montjuïc, la collina che domina Barcellona. Un successo non scontato, visto le difficoltà che incontra la Vuelta ogni volta che passa per la capitale catalana e più in generale nella comunità autonoma. La corsa a tappe spagnola però viene vista dai catalani come un’invasione madrilena – nonostante sia organizzata dagli stessi organizzatori della Grande Boucle –, qui invece contava solo il ciclismo e il ciclismo del Tour sa sempre farsi ben volere. Un successo arrivato nonostante due incidenti avvenuti il primo giorno a causa di un asfalto non perfetto, sebbene i pericoli della strada fossero stati ben segnalati dagli organizzatori.
Dalla Catalogna, da Granollers, la corsa a tappe riparte in direzione dei Pirenei lasciandosi dietro il primo scontro in salita tra i contendenti della maglia gialla. La collina di Barcellona certo non ha offerto scatti e tentativi di solitudine, non ha dato spunti reali per capire il vero stato di forma dei migliori, ma tant’è.
La sensazione che però Tadej Pogačar sia ancora il più forte, almeno nelle brevi salite, è però più vicina alla certezza che alla mera ipotesi. Davanti allo stadio Olimpico di Barcellona, su quei settecento metri al 7 per cento di pendenza media, lo sloveno ha pedalato con estrema facilità e se il primo a tagliare il traguardo è stato Isaac Del Toro e non lui è sembrato un attestato di stima e fiducia al compagno di squadra. Tadej Pogačar è abituato a vincere le corse con minuti sul secondo, può benissimo fare a meno di quattro secondi di abbuono.
L'arrivo dei due compagni di squadra abbracciati, con il messicano che esulta per la vittoria e il campione del mondo felice per lui rimarrà nei ricordi della gente, perché certe cose, per quanto un po' buoniste, generano ancora un fascino discreto ma persistente. 
Foto Ap, via LaPresse
Foto Ap, via LaPresse