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Grinta e resilienza delle atlete azzurre
Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida, Laura Pirovano, Sara Conti e Irma Testa: noi siamo quelle che non mollano mai
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18 APR 26

Laura Pirovano, vincitrice della Coppa del mondo di Discesa, Arianna Fontana l’azzurra più medagliata nella storia dei Giochi Olimpici, Francesca Lollobrigida doppio oro a Milano-Cortina nel pattinaggio (foto Fabio Bozzani)
Francesca Lollobrigida, Arianna Fontana, Sara Conti, Laura Pirovano e Irma Testa. Questi i nomi di atlete che fanno rima con fame di vittoria, grinta, resilienza e intelligenza sportiva e umana. Non ci si deve fermare ai risultati sportivi. Quello che queste straordinarie campionesse hanno dovuto superare per arrivarci è ciò che vale la pena raccontare. Il comune denominatore che emerge dai loro interventi all’evento del 16 aprile organizzato dal Foglio allo stadio San Siro è solo uno: non mollare mai. Un problema di salute nei mesi prima di Milano-Cortina stava per compromettere l’esperienza olimpica di Francesca Lollobrigida, poi vincitrice di due ori nel pattinaggio di velocità su ghiaccio: “Non volevo neanche partecipare e presentarmi sulla linea di partenza perché riconoscevo l’importanza di un’Olimpiade in Italia. Non volevo fare brutta figura. Ogni allenamento soffrivo, ma la mia forza è stata perseverare nonostante le sensazioni non fossero delle migliori”. Quando le si chiede dei sacrifici che ha fatto per arrivare fino a lì, ci tiene a dire che li ha sempre vissuti con passione e amore. Grazie all’aiuto della Federghiaccio e di quella che lei definisce la sua “famiglia allargata” e a un progetto del Coni dedicato alle atlete in maternità (di cui lei è testimonial), il suo essere mamma e sportiva non ha mai rappresentato un ostacolo: “Sono stata supportata, incoraggiata e ho avuto la massima serenità per dedicarmi al mio lavoro”. Tra i suoi impegni anche quello di ambassador per la campagna “Campioni Ogni Giorno” con la quale sta cercando di rendere il suo sport più accessibile anche per ragazzi con disabilità.
La grinta non manca neanche ad Arianna Fontana, pattinatrice di short track. Dopo 66 anni ha strappato al mito Edoardo Mangiarotti il record italiano di medaglie olimpiche vinte raggiungendo quota 14 a Milano-Cortina 2026. Simbolico l’intervento della figlia Carola Mangiarotti che le ha detto: “I record sono fatti per essere battuti. Mio papà ti avrebbe fatto i complimenti”. Arianna sa che questo risultato porta con sé delle responsabilità: “È un onore essere l’atleta italiana più medagliata. So di avere gli occhi puntati su di me. Ci tengo a ispirare le nuove generazioni. Voglio trasmettergli il fuoco che ho dentro”. È significativo vedere una campionessa che non si adagia sui suoi risultati sportivi, ma si ricorda di poter essere presa a modello dai tanti giovani che vorrebbero intraprendere la stessa strada. “Bisogna dare tempo e spazio ai ragazzi di crescere e di imparare. Poi quando si arriva all’età giusta bisogna guidarli, ma mai con la pressione del risultato e di vincere. Deve crescere in loro quella fame che poi li aiuterà ad arrivare al successo”. Chi non la vorrebbe come coach nella vita e sulla pista. E questa possibilità potrebbe concretizzarsi come lei stessa lascia intendere.
Parole rivolte ai giovani sono anche quelle che ha detto Sara Conti, pattinatrice artistica che, in coppia con Niccolò Macii, ha contribuito alla conquista della medaglia di bronzo nel team event a Milano-Cortina: “Noi vogliamo trasmettere passione, ma soprattutto perseveranza. I ragazzi alla prima difficoltà tendono a mollare. Nello sport e nella vita quotidiana di tutti i giorni le delusioni ci sono. Se vuoi veramente qualcosa devi essere in grado di andare oltre. Il nostro sport è la dimostrazione che non conta quante volte cadi, ma quante volte ti rialzi”.
Anche Laura Pirovano, campionessa di sci e recente vincitrice della Coppa del mondo di Discesa libera, si sintonizza sulla stessa lunghezza d’onda: “La mia vittoria è il fatto di non aver mai smesso di provarci, di aver dato me stessa ogni giorno e di essere riuscita a superare gli infortuni”.
Irma Testa, soprannominata “Butterfly” per agilità e leggiadria, è stata la prima pugile italiana ad aver partecipato ad un’Olimpiade (quella di Rio 2016) e a conquistare una medaglia olimpica (di bronzo a Tokyo 2021). Dopo la delusione dell’eliminazione all’esordio alle Olimpiadi di Parigi 2024 si è presa un periodo di pausa in cui ha deciso di allenare gli altri. La ricerca del talento l’ha ispirata in questa nuova vita, ma ora è tornata sul ring. “Avevo deciso di smettere. Ho capito portando i ragazzi a combattere che la voglia di salire quelle scalette era più forte”. Sul suo futuro dice: “L’obiettivo più grande è la prossima Olimpiade. Non ho ancora vinto la medaglia d’oro. È il mio sogno e lo resterà finché non lo raggiungo”. Un altro dei suoi sogni si è già realizzato: quello di venire allenata da Roberto Cammarelle, l’unico pugile dilettante ad aver vinto 3 medaglie olimpiche. E sulla situazione attuale nella boxe Irma spiega: “Ora non è più difficile per una donna entrare nel mondo pugilistico dopo tanti anni di faticoso lavoro dell’intera squadra femminile. All’inizio è stata dura perché non avevamo sparring. C’erano troppi maestri vecchia scuola che non volevano allenare le donne. Grazie ad alcuni che ci hanno creduto anche altri hanno iniziato ad allenarci. Ad oggi nel dilettantismo noi vinciamo più degli uomini”. E se non bastasse anche i numeri delle donne presenti alle ultime Olimpiadi (a Tokyo ce ne erano 4 e a Parigi 5 con solo 3 uomini) confermano ciò che la stessa Testa dice: “La federazione si mantiene grazie a noi donne nel dilettantismo”.
Insomma, le atlete “combattono” tutte. Non importa se su un ring normale o fatto di ghiaccio o di neve. Non importa se sono rotte, vanno incontro ad infortuni e se soffrono: i successi se li vanno a prendere con i guantoni, con i pattini o con gli sci, ma soprattutto con la consapevolezza che loro sono più forti degli ostacoli che incontrano e che tanti giovani le guardano ispirati. E questa è la medaglia più bella da mettersi al collo.