Lollobrigida: “I miei ori nascono in famiglia e dai momenti duri”

“Avevo seri dubbi e non volevo partecipare alle Olimpiadi a causa di alcuni problemi fisici. Riconoscevo l'importanza dell'evento in Italia e da atleta non volevo sfigurare". Non ha sfigurato, ha conquistato due medaglie d'oro

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16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:02 PM
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Stavolta ci sono solo le due medaglie d'oro, non il piccolo Tommaso: “È al nido”, racconta Francesca Lollobrigida sul palco del Foglio a San Siro. “Ora anche lui sta iniziando ad andare sui pattini, prima li vedeva come qualcosa che ci impediva di trascorrere più tempo assieme. Sono però un po' preoccupata perché gli piace andare veloce, proprio come me”. Chissà, anche lui in futuro potrebbe diventare un bi-campione olimpico: “Al momento gli piace di più la bici”.
Le esultanze di Lollobrigida con suo figlio per festeggiare le vittorie a Milano-Cortina 2026 hanno commosso, intenerito, inorgoglito. Perché, al di là di qualche assurda e sparuta polemica, non è scontato per una mamma vincere ori olimpici sul ghiaccio: “Sono stata la prima. Per il mio sport è difficile conciliare i due ruoli, cambiamo spesso sede di gara e addirittura continenti in un breve lasso di tempo. Qui entra in gioco il supporto della mia famiglia, della federazione e del Coni grazie al progetto 'Atleta in maternità', una formula vincente di cui sono volentieri testimonial”.
Tommaso, ma anche suo marito Matteo, il papà Maurizio, la sorella Giulia. La famiglia Lollobrigida è stata un valore aggiunto per Francesca: “Avevo seri dubbi e non volevo partecipare alle Olimpiadi a causa di alcuni problemi fisici. Riconoscevo l'importanza dell'evento in Italia e da atleta non volevo sfigurare. Tutti loro hanno creduto in me nonostante la sofferenza durante gli allenamenti. Mi mancava la forza, sembrava che il corpo non fosse il mio. Ho avuto il merito di insistere nonostante le pessime sensazioni e i brutti tempi”.
E menomale che non ha mollato, diventando uno dei volti di un'Olimpiade trionfale per l'Italia: “Quando rivedo i filmati e le foto mi emoziono come se fossi in quel momento preciso e mi accorgo di aver fatto la storia del mio sport. Nei 3000 metri ero entrata in una bolla e al traguardo, pur rendendomi conto della buona prestazione, non ero consapevole del record olimpico. Nei 5000 ho chiesto a mio padre e a mia sorella di farsi vedere all'ingresso dell'ultima curva per avere la giusta carica”.
Ma c'è ancora tempo e voglia per inseguire gioie simili? “Di sicuro non smetterò mai di pattinare”, è la rassicurazione. “Ora però ho bisogno di rallentare, di dedicarmi alla famiglia e di portare in giro la mia testimonianza. Mi piace andare nelle scuole, dove è iniziato il mio sogno olimpico. Ci ho messo tre edizioni per vincere una medaglia e quattro per un oro. Racconto come superare le difficoltà e partecipo a molti progetti per avvicinare al ghiaccio le persone con disabilità. Voglio restituire a loro questa fantastica scoperta fatta molti anni fa”.