Parigi-Roubaix 2026, è arrivato il giorno di Wout van Aert

Il belga dopo aver superato il traguardo ha pianto. E questa volta lacrime dolci come un bel pensiero che diventa realtà. Dopo oltre cinquanta chilometri davanti a tutti con Tadej Pogačar, ha battuto in uno sprint a due il campione del mondo (che dovrà aspettare un anno per riprovare a vincere l'unica Classica Monumento che gli manca)

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12 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:03 PM
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Wout van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix 2026 (foto Bernard Papon per A.S.O.)

La Parigi-Roubaix ha un’anima inquieta e vendicativa. Soprattutto orgogliosa. È una danseuse étoile generosa, capace di concedere il centro della scena anche a una ballerina di seconda fila, poi però il proscenio lo reclama, se lo prende con una spallata. Non ci sta a essere una corsa come le altre, una nella quale basta il talento per domarla. Vuole essere lei la protagonista, l’assoluta protagonista.
Era stata qualche anno a godersi l’abilità di galleggiamento sulle pietre dei più abili pedalatori sul pavé. Si è compiaciuta della sua bontà. Ha detto basta, si è ripresa la facoltà di essere matrigna e dittatrice. Ha fatto pagare a tutti la sua bontà, ha sentenziato dall’alto del suo personalissimo tribunale dell’inquisizione delle pietre che nessuno è innocente. Hanno pagato tutti. Perché la dittatura della Roubaix è, in fondo, democratica. Pneumatici che si sgonfiano, catene che saltano, pietre che invece di essere accarezzate dalla gomma sono colpiti dai corpi.
A Roubaix Tadej Pogačar aveva un appuntamento con la storia, la Storia del ciclismo. La Parigi-Roubaix lo ha fatto penare, gli ha afflosciato il pneumatico tre volte, gelosa della Sanremo lo ha fatto anche lei rincorrere, recuperare, attaccare, provare l’assolo.
A Roubaix Wout van Aert non aveva nessun appuntamento. Non aveva voluto fissarlo. Aveva passato un altro inverno tra ospedale e riabilitazione, si era ripreso, anche più velocemente di quello che si sarebbe aspettato. Aveva iniziato a sperare di seminare la sfortuna che gli si era attaccata alla bicicletta. A metà strada tra Compiègne e Roubaix gli era venuto il dubbio che fosse impossibile. A metà strada tra la Foresta di Arenberg e il velodromo André-Pétrieux ha capito che forse non la riuscirà mai a seminare del tutto. La Parigi-Roubaix però ha mitigato tutto. E così il cuore di pietra di Wout van Aert ha iniziato a battere all’unisono con il ticchetacche di catena e carbonio della sua bicicletta.
Dopo aver superato il traguardo Wout van Aert ha pianto. E questa volta lacrime dolci come un bel pensiero che diventa realtà, come una meraviglia sognata per una vita che a un certo punto ce la si trova davanti. Wout van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix 2026. Ha vinto, esultato, indicato il cielo e la memoria dell’amico Michael Goolaerts (morto pedalando verso Roubaix nel 2018), pianto. Va così quando succede qualcosa sfuggita troppe volte dalle mani.
Wout van Aert ha vinto la Roubaix distanziando di una bicicletta Tadej Pogačar in uno sprint a due sul velodromo André-Pétrieux. Dopo una corsa a due lunga oltre cinquanta chilometri. Dietro a loro, dispersi nel mare di polvere della campagna del Nord della Francia, gruppetti di disperati li inseguivano, sperando in una loro distrazione, in una loro pausa.
Tra loro anche Mathieu van der Poelil corridore che per tre anni aveva tenuto a bada le bizze della Parigi-Roubaix, dimostrando che nemmeno una corsa così poteva sporcare la bellezza del suo incedere sui pedali. La Roubaix gli ha fatto pagare il conto quest’anno: due forature sulle pietre delle Foresta di Arenberg, un recupero impossibile che quasi era riuscito a realizzare. Quasi.
Tornerà il prossimo anno con lo stesso obbiettivo di quest’anno: vincere e così raggiungere il quarto successo in carriera, diventare a pari merito con Roger de Vlaeminck e Tom Boonen il più vincente sulle pietre francesi.
Anche Tadej Pogačar tornerà il prossimo anno. La Roubaix è l’unica Classica monumento che gli manca nel palmarès, la sola distanza tra lui e l’ogni cosa.
E ci tornerà anche Wout van Aert, per la prima volta con un passato da vincitore e non da piazzato nelle grandi Classiche del pavé. Perché la Roubaix, probabilmente la Roubaix più bella, appassionante e incerta degli ultimi anni, è la prima grande Classica sulle pietre vinta da Wout van Aert, uno dei migliori interpreti del pavé degli ultimi anni. Era incredibile tutto questo. A Roubaix questo errore storico si è risolto.