L’ultimo autogol a tempo scaduto di Gravina

Il presidente dimissionario della Figc ha pubblicato la sua “Relazione sullo stato di salute del calcio italiano”, un elenco delle cose che non ha fatto per il calcio (e dei danni dei Cinque stelle)

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9 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:48 PM
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President of the FIGC Gabriele Gravina attend a press conference during Gattuso's official presentation, Rome, Italy, 19 June 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI

Tempo scaduto, supplementari terminati, finita anche la cinica lotteria dei calci di rigore. Ma non c’è verso. Se pensavate di esservi liberati di Gabriele Gravinacapo del calcio italiano dal 2018 fino alla Waterloo di Zenica, dovete ricredervi. La tigna dell’uomo venuto dalla “favola del Castel di Sangro” è favolosa, ha fatto sapere che lo statuto federale gli concede in prorogatio un extra time e lui ha voluto siglare di persona l’ultimo autogol. Così ha messo online la “relazione sullo stato di salute del calcio italiano” che avrebbe dovuto presentare il 1° di aprile (ops) alla commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera. Ma i commissari, più disutili persino della commissione per dare i soldi ai film, visto che s’era dimesso hanno annullato l’audizione. Non sapevano, gli incauti, che Gravina aveva l’extra time e l’avrebbe usato per spiegare che “l’impossibilità di intervenire ha preso il sopravvento sull’incapacità di individuare possibili soluzioni”. E a questo punto, persino Gattuso avrebbe fatto cenno al quarto uomo che era ora di toglierlo dal campo.
Ma poiché metà del calcio è chiacchiera, ecco lo studio (per i giornali un “j’accuse”) dei problemi del calcio individuati da Gravina in otto anni e da lui mai risolti. A vantaggio del “già affollatissimo partito di chi ritiene di avere la ‘soluzione in tasca’”, Gravina dixit che “nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale (sostenibilità sociale e ambientale, progetti giovanili e scolastici, programma di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili…) si sono raggiunti risultati ragguardevoli”. Insomma, le cose marginali. Poi le cause del fallimento del calcio nazionale: la “bassa percentuale di italiani e di giovani in campo… uno dei campionati più ‘vecchi’ d’Europa” e “la percentuale di stranieri”. Subito dopo vengono gli insufficienti “investimenti nei settori giovanili a livello di club”. Tutto già noto. Ma, vivaddio, non sarebbe proprio compito della Figc istituire centri federali per la formazione e valorizzazione di giovani, come hanno fatto ad esempio in Germania? Invece di mantenere artificialmente in vita (e a spese praticamente della sola Serie A) il baraccone infinito e fallito (lo dice lo stesso report) delle società minori, quelle che dragano il territorio e gestiscono “scuole calcio” e una Lega Pro inservibile (quanta ostilità federale alle squadre B Under 23, che invece in Germania funzionano)? Poi c’è il magico momento del calcio giocato. Accuse: “Il progressivo impoverimento della qualità tecnica… la Serie A non rientra tra i primi dieci campionati europei per metri percorsi in sprint… la Serie A è, tra i primi cinque campionati europei, l’ultima per dribbling a partita” ed è molto indietro anche “per fattore di aggressività durante le fasi di pressing/pressione, concedendo un numero maggiore di passaggi alla squadra avversaria che è in possesso di palla”. Ma se la sa così lunga, Gravina, com’è che poi aveva scelto uno scarpone difensivista come Gattuso? Dove sono i centri federali d’eccellenza, come ci sono in altri sport, atletica e sci? Ci sono poi le tragedie economiche: “Tra il 1986/87 e il 2024/25 non sono state ammesse ai campionati professionistici, per inadempimenti economico-finanziari, 194 società”.
“L’area del professionismo è ipertrofica (97 club professionistici ce li hanno pochissimi paesi al mondo: Messico, Turchia, Argentina, Thailandia, Arabia Saudita)”. Perché non sono stati tagliati i rami secchi? Perché non separare del tutto il destino della Lega di Serie A dal resto? Fissate la quota di quattrini che la A deve ridistribuire (il reddito di sportivanza) e lasciatela libera di fare il suo business. E’ molto divertente invece che il j’accuse alla politica chiami in causa tutte le leggi dementi fatte dai grillini che hanno contribuito a sfondare il sistema: “Al primo posto, per gli effetti devastanti che ha prodotto sulle fondamenta del sistema calcio italiano, il decreto legislativo 36/2021 che ha abolito il cd ‘vincolo sportivo’ (con danni probabilmente irreversibili alla valorizzazione dei vivai”. E’ la famosa legge Spadafora, che però i governi successivi non hanno abolito. Servirebbe poi il “ripristino del regime fiscale agevolato per i professionisti… abolito a fine 2023 con il decreto Crescita”. Infine “l’abolizione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse, introdotto con il decreto Dignità”. Anche perché “la misura non è risultata affatto efficace per il contenimento dei fenomeni di ludopatia a fronte, invece, di una riduzione delle entrate per le società sportive”. Maddai? Il grado zero di tutti i problemi però lo aggiungiamo noi: se “l’unico modo di intervenire” sul calcio è “un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno”, va ricordato che Gravina era stato rieletto, un anno fa, col 98 per cento dei consensi. Cioè proprio con l’unità di intenti di non voler cambiare nulla. E lui, l’uomo che veniva dalla Lega Pro, quell’unità d’intenti ha avallato.