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Il nomadismo di Alexis Saelemaekers
L'esterno del Milan sa vagare a destra e a sinistra, sa stare dietro e sa stare davanti. E quando deve stare dietro trova il modo per andare avanti. E quando deve stare davanti è capace di correre e rincorrere, trovare il modo di rendersi utile, di non dover mai giustificare una sua assenza lì dove serve la sua presenza
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29 SEP 25

Il calciatore del Milan Alexis Saelemaekers (foto LaPresse)
Per vincere le partite serve segnare. E per segnare servono giocatori con piedi e idee buoni che corrano verso l’area di rigore avversaria con intelligenza e furbizia.
Per vincere le partite serve però anche subire un gol in meno degli avversari, sarebbe meglio non subirne affatto. E per evitare che gli avversari segnino servono giocatori capaci di difendere e altri capaci di correre verso la propria area di rigore e capaci di rendere difficile il gioco altrui.
Certo tutto questo è necessario ma non sufficiente. Quanto meno però è un inizio. Se ci sono giocatori di grande talento o campioni, tanto meglio.
Alexis Saelemaekers non è un campione, nemmeno un calciatore dal talento eccelso, eppure è utile nel Milan di Massimiliano Allegri tanto quanto un campione, Luka Modric, e un calciatore dal talento eccelso, Christian Pulisic. Perché Alexis Saelemaekers è quel giocatore con i piedi buoni che sa correre verso l’area di rigore avversaria con intelligenza e furbizia e quel giocatore che corre verso la sua area di rigore per rendere difficile il gioco altrui. E fa tutto questo per un tempo che sembra infinito nemmeno fosse uscito da una réclame delle pile Duracell, quella con l’orsetto: “Quando gli altri sono esauriti Saelemaekers continua, continua, continua, continua”.
Alexis Saelemaekers è un nomade del campo da calcio. Sa vagare a destra e a sinistra, sa stare dietro e sa stare davanti. E quando deve stare dietro trova il modo per andare avanti. E quando deve stare davanti è capace di correre e rincorrere, trovare il modo di rendersi utile, di non dover mai giustificare una sua assenza lì dove serve la sua presenza.
Domenica sera, i giocatori del Napoli se lo sono trovato in difesa e poi qualche attimo dopo in attacco. Lo hanno visto recuperare palloni e poi dribblare, infine smarcarsi al momento giusto, quello un attimo prima del gol dell’1-0. Lo hanno visto correre senza prendersi una pausa per sessantanove minuti.
È da anni, dal 2020, che i tifosi del Milan vedono questo. Quelli almeno che sono nelle tribune di uno stadio. Perché quelli che i rossoneri li vedono in tivù non sempre si accorgono del nomadismo laterale di Alexis Saelemaekers. Le telecamere sono escludenti, rendono evidente lo scorrere del pallone, non il muoversi dei giocatori.
I tifosi rossoneri che però sono soliti andare allo stadio nelle ultime due stagioni si sono chiesti il motivo dell’assenza di Alexis Saelemaekers in squadra, dei suoi prestiti al Bologna e alla Roma. Perché certi giocatori è meglio averli in squadra che non averli, indipendentemente dalla bellezza del tocco, dell’efficacia del dribbling, del numero di gol e di assist che occupano quelle statistiche a cui si dà fin troppa importanza.
Ora che Alexis Saelemaekers è tornato a Milano con la maglia a strisce rossonere addosso, è tornato al Milan il nomadismo laterale e il piacere della corsa perpetua. Che siano ritornate anche le vittorie in fila forse è un caso, senz’altro è qualcosa che non dipende da lui, solo da lui. Lui però sta dando una mano. La solita, fatta di chilometri corsi, sacrifici calcistici e dubbi di ubiquità.
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Al Foglio dal 2014. Nato nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Insegue. In libreria trovate Girodiruota e Alfabeto Fausto Coppi. E dal maggio 2023 Lance deve morire, il suo primo romanzo.
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