Giovani e “massicci”. Il senso tutt’altro che “cileno” di Nordio sui riot dei ragazzi e i veri problemi: Ipm ed educazione

Le parole del ministro della Giustizia non erano una minaccia, ma una constatazione. La questione è che in quattro anni i “posti” nelle carceri e negli istituti minorili non sono stati creati (e figurarsi i posti alternativi)
23 OTT 26
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Foto Ansa

Viene l’orticaria da noia a dover precisare che titoli come “‘Massicci arresti di minori, vogliamo ampliare le carceri giovanili’. Insorge l’opposizione” sono il contrario di quanto il Guardasigilli Nordio ha inteso dire a Sky. La sua non era una minaccia, era una constatazione, “una serie di arresti massicci di minori non era mai avvenuta” e “il sistema carcerario minorile è effettivamente in sofferenza”. Nessuna minaccia cilena, invece il problema è che in quattro anni i “posti” nelle carceri e negli istituti minorili non sono stati creati (e figurarsi i posti alternativi).
L’altro problema è che il mondo politico d’opposizione (per tacere le stupidaggini da social: "Vogliono case, diamogli carceri”) la pensa largamente come Michele Albiani, presidente in quota Pd della commissione Sicurezza, Coesione sociale e Politiche della notte (sic!) al comune di Milano. Intervistato da MilanoQuotidiano.it. ha detto: “Questi vandali sono figli di anni di Giorgia Meloni”. Forse da sinistra non li avevano visti arrivare, nella notte. Così nonostante Beppe Sala sia passato dall’allarme cileno alla necessità della “repressione”, è più comodo scaricare le colpe sul governo che non riconoscere il deficit di politiche sociali che, nella città epicentro dei riots dei ragazzini, data da decenni. Propagande bipolari. Nell’immediato, il risultato è quello descritto da Nordio: troppi arresti di minori e nemmeno il posto dove metterli. Non è soltanto un problema di Milano: il decreto che riempie gli Istituti penali per i minorenni (Ipm) non si intitola “Caivano”? Per restare a Milano, il “Rapporto sulle disuguaglianze” di Fondazione Cariplo del 2023 raccontava, ad esempio, che gli studenti liceali del centro hanno nel 77,5 per cento dei casi genitori laureati, mentre in un professionale di periferia il 31 per cento dei genitori ha solo la licenza media. La povertà educativa nasce qui. Il 55 per cento dei liceali pensava che tra 10 anni lavorerà all’estero, contro i 29 di chi studia al professionale. Si sogna anche diversamente. Ma, scrive il rapporto, gli studenti “di periferia” non ritengono (o ritenevano?) di avere meno chance per il proprio futuro.
E si può tornare al problema dei “massicci” arresti e degli Ipm. Ora che anche Franco Gabrielli ha dichiarato che “la repressione non è una bestemmia”, si può riflettere sul fatto che i minorenni arrestati a Milano sono attualmente 35. E’ davvero un numero così enorme da mandare in tilt il Beccaria, un Ipm che dovrebbe essere strutturalmente attrezzato per gestire anche le emergenze? O c’è qualcosa che non funziona da tempo, anzi funziona soltanto per fare del male, per colpa di errori che hanno nulla a che vedere con le frasi di Nordio ieri? Secondo i dati del Rapporto 2025 sulla giustizia minorile dell’associazione Antigone negli Ipm si è passati a 572 presenze, un aumento del 50 per cento rispetto alla fine del 2022. Ed erano giunti a 17.026 i minori e giovani adulti “in carico al sistema” (con misure alternative, come la messa alla prova), un quarto in più in tre anni. La causa primaria da tutti riconosciuta è il decreto Caivano, che ha aumentato reati e dispositivi di carcerazione. Senza che però nessuno abbia messo mano né a un ripensamento della detenzione minorile, né agli spazi neccesari. Il Piano carceri promosso dal governo è in forte ritardo e le ristrutturazioni hanno diminuito i posti disponibili: come possa pensare Nordio di “eventualmente” rimediare “in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori” è un mistero non buffo ma tragico. Per limitarsi a Milano, dove pure ci sono stati gravi casi di abusi e violenze che hanno prodotto drammatiche fughe e ribellioni, va aggiunto che i flussi di stranieri “non accompagnati” hanno creato da anni uno stato permanente di sovraffollamento e pressione, minando i pochi luoghi che dovrebbero essere destinati a “finalità rieducative”. A febbraio 2025 sono stati inaugurati nuovi spazi femminili (laboratorio d’arte, palestra, biblioteca), ma grazie a un progetto no profit della Fondazione Francesca Rava. Lo stato può attendere.
Poi c’è un problema culturale, prima che politico, che riguarda il modo in cui la situazione problematica dei minori deve essere affrontata. Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e responsabile dell’Osservatorio sulla giustizia minorile, presentando il Rapporto aveva detto: “Attorno ai più giovani si è costruito un vero e proprio panico morale. La popolazione è stata portata a percepire gli adolescenti come una minaccia. Una parte consistente delle denunce finisce nel nulla. E’ la paura che cresce, sotto la spinta dell’allarme generato artificiosamente da questo governo”. Tolto che, evidentemente, l’allarme non è stato “generato artificiosamente”, è palese che non si tratti solo di un tema di leggi o di una migliore gestione del welfare. Manca del tutto, nelle citate parole del ministro Nordio, l’idea di una presa in carico. Quella che don Gino Rigoldi, storico cappellano del Beccaria ascoltato qualche giorno fa a Palazzo Marino, ha invece indicato con chiarezza: “Di questi ragazzi dobbiamo occuparci. Hanno perso il diritto di essere educati. Noi tradiamo questo loro diritto”.