Società
se capitasse a te •
Del Deo, Belloni. Anche le ex spie si fanno intercettare
Dopo aver letto le intercettazioni tra gli 007 mi domando: com’è possibile che ne parlino al telefono? Sappiamo tutti cosa non si deve fare, finché non siamo noi a farlo

Foto Pixabay
Leggo le intercettazioni tra gli ex 007. Fondi spariti, fatture false, dossieraggi. Ci sono passaggi inquietanti tipo, “rischia che lo fanno fuori comunque”, parlando di Del Deo, ex numero due dei Servizi, “l’uomo che sussurrava ai potenti”, dice Repubblica, l’ennesimo. Evidentemente sussurrava forte. E poi flussi di denaro che viaggiano da un telefono all’altro (“ci sono 7-8 milioni che non si sa che fine hanno fatto”), o sempre Del Deo che parla dell’inchiesta del Domani con Elisabetta Belloni (“Elisabe’ me so’ appurato… non gli devi dare informazioni” – splendido participio burocratico in caduta libera sul romanesco). Come tutti mi domando: ma com’è possibile che ne parlino al telefono? Non dovrebbero essere più scaltri, astuti, imprevedibili di noi? Pare di no.
Ci deve essere un meccanismo sociale, un qualcosa che scatta nel cervello, per cui noi siamo sempre bravissimi a sapere come ci si comporterebbe in certe situazioni, finché non tocca a noi. Del resto, io parlo al telefono di qualsiasi cosa, come tutti, ben sapendo che non dovrei farlo. Ci sono chat di WhatsApp per cui potrei essere incriminato di vari reati che non sto qui a spiegarvi. Come tutti, stando al telefono, parlando magari di cose fraintendibili o scherzando e andando per iperboli, tiro fuori la solita battuta simpatica, “salutiamo il brigadiere all’ascolto” – col brigadiere che magari è proprio lì, acquattato, anche se poi non saluta mai. Per non parlare dell’altissimo tasso di identificazione che tutti abbiamo provato per il povero Sempio mentre parla da solo al volante, sproloquia, impreca, maledice – anche lì, chissà in quanti saremmo già ai domiciliari. Ci immaginiamo però che diventando degli 007 non ci lasceremmo sfuggire informazioni delicate. Di certo non in una banale telefonata. Non scivoleremmo mica su una cosa del genere, noi. Useremmo dei deep-fake, l’Auto-Tune, cloneremmo la voce con l’AI: Del Deo che parla come Luca Ward nel “Gladiatore”, e con enfasi assai epica sussurra… “quello che facciamo in vita echeggia nell’eternità… ci sono 7-8 milioni che non si sa che fine hanno fatto”, che se non altro si mimetizza meglio, altro che “Elisabe’ ce stanno ’e fatture”. E invece no. Probabilmente continueremmo a fare come abbiamo sempre fatto. E’ lo stesso meccanismo, ovunque: sappiamo tutti cosa non si deve fare, finché non siamo noi a farlo. Sappiamo benissimo che per un ministro, specie se sposato, è certo molto rischioso trastullarsi con l’amante, portarsela nelle inaugurazioni coi corazzieri e il tricolore, ai convegni, nei corridoi del ministero. Commentando la vicenda Sangiuliano e poi quella (più discreta) di Piantedosi, tutti i maschi etero in età da ministro che conosco dicevano la stessa cosa: ma com’è possibile… ma io non mi sarei mai fatto fregare così. Gli stessi che in qualche caso ho visto andare su di giri per un like femminile su Instagram, subito convinti significasse “chiedete e vi sarà data”. Ecco, come ministri durerebbero tre settimane. Come 007 anche meno.



