La lobby dei tassisti debutta a Bruxelles
Dagli scioperi nazionali alla mediazione politica in Europa. Come si stanno organizzando i tassisti per combatter Uber e simili

La protesta contro Uber sembra non avere confini. Oggi è stato il turno dei tassisti spagnoli, che hanno scioperato e manifestato in diverse città del paese contro l'azienda delle berline a noleggio. La categoria spagnola lamenta la concorrenza sleale e il mancato pagamento delle tasse degli autisti Uber, e questa non è l'unica affinità con l'Italia. Anche in Spagna è stato vietato dai tribunali Uber Pop, il servizio di Uber che permette a chiunque di offrire un passaggio a pagamento, e dopo uno stop delle attività l'azienda è tornata nel paese con il solo servizio di Uber “professionale”, quindi con gli autisti provvisti di licenza. Da un anno ormai Uber opera regolarmente in diverse città della Spagna e se in un primo momento i tassisti avevano apprezzato il nuovo requisito delle licenze introdotto dai giudici, ora hanno cambiato idea.
L'appello lanciato oggi è quello di raggiungere un quadro europeo comune che regoli in tutti gli stati i nuovi servizi come Uber e una delle prime azioni in programma è presentare uno statuto comune per tutti i tassisti europei. Lo scopo della Tea sarà quello di difendere il settore contro la “competizione iniqua”, incoraggiando i politici europei “a combattere contro i servizi del trasporto che si sono affermati come parte di un'economia collaborativa, ma che evitano di pagare le tasse e hanno un impatto negativo sull'occupazione legale e sulla mobilità”. Una presentazione che non lascia equivoci e che sottolinea come la presenza della lobby a Bruxelles non è solo finalizzata a tutelare “i suoi” ma anche ad attaccare “i nuovi”.
Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Oggi è responsabile del Foglio.it.




