La Trattativa, la muffa, i suoi seguaci

Dopo la batosta per Di Matteo e il suo codazzo mediatico, con l'assoluzione di Calogero Mannino, a Palermo arriva una nuova botta per teorici della zona grigia
15 NOV 16
Ultimo aggiornamento: 18:29 | 3 AGO 20
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Dopo la clamorosa botta ricevuta dai professionisti della trattativa stato-mafia in seguito alla pubblicazione delle motivazioni relative all’assoluzione di Calogero Mannino, motivazioni che hanno demolito l’impianto accusatorio del sostituto procuratore Nino Di Matteo e di tutto il suo codazzo mediatico al seguito, ieri la Corte di Appello di Palermo ha rifilato una nuova sberla ai teorici della Trattativa. Lo ha fatto rendendo note le motivazioni che hanno portato all’assoluzione in primo grado dell’ex generale dei Ros Mario Mori, nell’ambito del famoso processo in cui Mori e Obinu furono accusati (sono stati assolti) di favorire la latitanza di Bernardo Provenzano.
Scrive la Corte: “Se le risultanze processuali sono inidonee a ritenere dimostrata la contestata aggravante del nesso teleologico, le stesse sono parimenti inidonee a provare la sussistenza del movente della Trattativa”. E sempre sulla presunta trattativa stato-mafia, aggiunge: “E’ insufficiente la sua ricostruzione in termini probabilistici, essendo al contrario necessario acquisire la prova rigorosa dei motivi della condotta illecita. Dunque, nel caso in esame la mancata acquisizione di una siffatta prova rigorosa non consente di ritenere accertata l'esistenza del movente originariamente ipotizzato dalla pubblica accusa”. La trattativa stato-mafia, giorno dopo giorno, dà sempre più l’impressione di essere una boiata. E prima o poi qualcuno si accorgerà che l’odore di muffa che arriva dall’inchiesta di Palermo è lo stesso che arriva da tutti coloro che hanno dato credibilità a un’inchiesta che semplicemente non c’è.