Scuola
il ministro Azzolina dalla parte degli studenti •
La protesta anti Dad rovescia il paradigma docenti vs studenti
Soltanto Toscana, Valle d'Aosta e Abruzzo riaprono le superiori. In piazza alunni e professori, per un giorno a computer spenti. Il ministro: "La Dad non può più funzionare"

I computer spenti, a Roma e a Milano, come “chi, con la Dad, si sta spegnendo”. La distesa colorata di zaini per terra a Parma e a Rimini. Il preside di Bari che vuole fare lezione in un supermercato, perché l’ha visto pieno di studenti orfani delle aule. E la parola d’ordine generale informale che ricorre da Nord a Sud: “Fateci rientrare in sicurezza”. E’ quello che hanno detto oggi gli studenti medi delle Regioni che dovevano rientrare in presenza al 50 per cento il 7 gennaio, in base all’accordo governo-Regioni del 23 dicembre, e che invece dovranno aspettare chi una, chi due, chi tre settimane, a parte Toscana, Valle D’Aosta e Abruzzo.
Sono scesi in piazza, gli studenti, davanti alla Prefettura di Roma, davanti al Miur, davanti ai portoni degli istituti chiusi, in alcuni casi (sempre a Roma) a Villa Borghese, Villa Torlonia, nelle vie della Garbatella. Chi per fare lezione all’aperto, chi per girare un cortometraggio. Ma il paradigma è completamente rovesciato rispetto all’immaginario della protesta scolastica per come è stata vissuta da quelli che a scuola, ogni autunno, hanno visto scene, se non da contestazione anni Sessanta-Settanta, da “Come te nessuno mai”, primo film di Gabriele Muccino ambientato in un liceo, sfondo di un romanzo di formazione adolescenziale fatto di aule fumose e gremite e cortili pieni di megafoni da cui diffondere, senza mascherina, parole e canzoni, e da cui lanciarsi sguardi e in cui autogestirsi. Ma oggi i professori – che un tempo, durante i giorni di protesta, figuravano come isolati esemplari necessari ad animare le lezioni alternative a quelle ufficiali o come portavoce presso la Presidenza (di solito arcigna) – sono dalla parte degli alunni. E gli alunni, colmo dei colmi rispetto al paradigma classico, manifestano con parole che li mettono per forza di cose, nonostante gli slogan davanti al Miur (“Conte, Azzolina e Zingaretti nemici degli studenti”), dallo stesso lato del ministro dell’Istruzione, un tempo bersaglio principe di critiche. E ieri Lucia Azzolina, ministro m5s, ha ribadito il concetto del giorno precedente: “La Dad va bene se è a tempo, ora non può più funzionare”. E per quanto gli studenti si sforzassero di differenziare le parole d’ordine a seconda del luogo – un conto è manifestare fuori dal liceo per tornare in aula in sicurezza, un conto additare davanti al ministero additando una serie di responsabili – il ministro veniva collocato dai detrattori nel campo dei manifestanti, vista la sua versione dei fatti: non vogliamo fare polemica, ma sta emergendo un malessere tra chi non segue da mesi le lezioni in presenza; c’è il rischio dispersione, avevamo raggiunto un accordo.
Alleato critico appariva anche il Pd di Nicola Zingaretti: il segretario del Pd e governatore del Lazio, infatti, proprio oggi si dilungava sul tema scuola, su una linea opposta a quella di Azzolina, sebbene premettendo “non ci dividiamo, tutti vogliamo che riapra”. E però alludeva ai “mesi” di lavoro di contenimento ancora davanti, ed esprimeva un pensiero rigorista: “La curva non si è arrestata. Anzi è in aumento. Deve essere chiaro che l’apertura in presenza delle scuole porterà a un ulteriore aumento della curva ed è molto probabile che presto molte aree torneranno in zona rossa. Quindi nuovi contagi, nuovi ricoveri, terapie intensive piene e aumento delle morti degli esseri umani. Non è un caso che abbiano riaperto le Regioni con alle spalle mesi di dure chiusure. Questo deve essere ben chiaro a tutti e a tutte, senza ipocrisie o silenzi…i membri del governo che intervengono senza offrire soluzioni non si rendono conto che in primo luogo danneggiano il Governo di cui fanno parte”. E la concordia sulla scuola si faceva cangiante, come i giorni delle riaperture.
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Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

