
Preghiera
di Camillo Langone
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Ghirri nobilitava il marginale, Listri rialza il decaduto
Uno ha trovato la bellezza dove nessuno la voleva guardare, l'altro dove nessuno la può guardare
16 APR 26

Foto LaPresse
Foto listriane in terra ghirriana. Cosa ci fa una mostra di Massimo Listri, sommo fotografo di interni monumentali, nella Bassa Padana di campi e capannoni? Cosa ci fa Massimo Listri in persona, col suo corteggio di collezionisti e nobildonne, a Viadana? Di certo non è venuto soltanto per farsi trascinare da me fino alla limitrofa e mia Casalmaggiore nel cui territorio, all’Osteria Valle persa fra i canali, mangeremo i blisgòn, vernacolari tortelli di zucca... Mentre bevo lambrusco mantovano rifletto su questa mostra, “Grand Tour d’Italie”, aperta fino al 31 maggio nel museo viadanese. Listri e Ghirri sembrerebbero agli antipodi, eppure sono entrambi inventori di bellezza. Intendendo l’invenzione non come creazione bensì, secondo l’etimo, come ritrovamento. Ghirri ha trovato bellezza dove nessuno la voleva guardare, Listri dove nessuno la può guardare: le sue foto che preferisco riguardano palazzi aristocratici gelosamente serrati. Ghirri nobilitava il marginale, il banale, Listri rialza il decaduto, il dimenticato: tutti e due dediti al risarcimento, alla redenzione. Poi com’è ovvio emergono le peculiarità: Massimo Listri, esteta aristotelico, occhio ordinante, sconfigge il tempo a colpi di simmetria (si vedano in particolare “Palazzo Butera, Palermo” e “Palazzo Maddaloni, Napoli”).
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).



