Avrei una soluzione per i pavoni di Punta Marina: il forno

Da vivi sono 100 o 200 pennuti sporchi e schiamazzanti, mentre da morti sono 200 o 400 cosciotti succulenti. Pensiamoci

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11 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:33 PM
Immagine di Avrei una soluzione per i pavoni di Punta Marina: il forno

Mia foto di un pavone mangiato all'Ambasciata di Quistello

Oggi voglio pavoneggiarmi: appartengo all’élite che mangia i pavoni. Perché i pavoni si mangiano e devo ribadirlo visto che hanno osato chiedermi: ma sono commestibili? Crassa ignoranza. I pavoni sono gallinacei e si mangiano esattamente come si mangiano i polli, i tacchini, i fagiani, le faraone... A proposito: la carne di queste ultime sa un po’ di selvatico, quella dei pavoni è più delicata. Ho mangiato il pavone varie volte, come prima di me i raffinati buongustai antichi (Apicio), medievali (Bonvesin de la Riva e Folgore da San Gimignano), ottocenteschi (Giuseppe Verdi e Pellegrino Artusi), novecenteschi: il critico televisivo Sergio Saviane lo addentava in Veneto insieme a Luciano Benetton, papa Giovanni Paolo II lo sorbì in forma di brodo preparato dal cuoco Romano Tamani... Ecco, io i pavoni migliori li ho mangiati al ristorante Ambasciata di Quistello quando ai fornelli c’era per l’appunto il gran Tamani. Ora le masse imbelli, inebetite dall’animalismo, non riescono a risolvere il problema degli invadenti pavoni di Punta Marina che da vivi sono 100 o 200 pennuti sporchi e schiamazzanti, mentre da morti sono 200 o 400 cosciotti succulenti. In riviera romagnola cianciano di “delocalizzazione”, “sterilizzazione”, “sperimentazione di forme di convivenza”... Metteteli in forno.