di Camillo Langone
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"Bertolucci A-Z" è un libro che fa male a chi detesta la nostalgia
L'enciclopedia bertolucciana curata e scritta dal sindaco Guerra è una trappola per chi combatte il rimpianto: ogni pagina dimostra che Parma, il cinema e persino Benigni un tempo erano un'altra cosa, molto migliore di oggi
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1 APR 26

Prima della rivoluzione (1964) Bernardo Bertolucci
Non me lo doveva fare, Michele Guerra, il sindaco più cinefilo d’Italia. Non doveva curare e scrivere, insieme ad altri, “Bertolucci A-Z” (Electa), non doveva riempirlo di fotografie d’antan, non doveva, infine, pubblicarlo con un grande gruppo editoriale, con il rischio che finisse nelle mie mani. Io detesto la nostalgia, quotidianamente la combatto e affermo che le arti non sono così morte, che il presente non è del tutto male, che non bisogna assolutamente disperarsi, ma questa enciclopedia bertolucciana è disperante eccome, mi smentisce a ogni pagina. Contiene le prove che una volta Parma era molto meglio, che il cinema era molto meglio (innanzitutto era vivo), che perfino Roberto Benigni era molto meglio (dietro al fenomeno Cioni Mario c’era il Bertolucci minore, Giuseppe). Non erano affatto simpatici i Bertolucci, il padre poeta egoista, i figli cineasti comunisti, un clan borghesissimo e respingente, eppure hanno realizzato “La camera da letto” (Attilio) e “Prima della rivoluzione” (Bernardo), capolavori che non riesco più ad affrontare da tanto mi fanno male, per come mi fanno sentire perduta Parma, estinta l’Italia. Non doveva scoraggiarmi così, Michele Guerra.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).