di Camillo Langone
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Le gite scolastiche disturbano tutti e tutto, soprattutto la vera cultura
Al tempo del fascismo viaggiavano in pochi e l’escursione collettiva era forse un’esperienza utile. Oggi che tutti sono turisti viaggiare con la scuola è un di più, un di troppo, oltre che una gran perdita di tempo. Meglio leggere “Viaggio in Italia” di Guido Piovene, costo minimo, risultato massimo
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27 MAR 26

Ansa
Le gite scolastiche, altra eredità fascista da cui è impossibile liberarsi. Penso che fino alla fine dei miei giorni subirò le carriere unificate dei magistrati, l’ordine dei giornalisti, i pullman degli studenti. Questi ultimi, fastidio di primavera, non disturbano soltanto le mie soste all’autogrill. Disturbano i genitori, che devono pagare vitto, alloggio e trasporto. Disturbano, mi pare, i professori, affaticati a governare branchi di selvaggi. Disturbano soprattutto la vera cultura, fatta di libri e non di scampagnate. Al tempo del fascismo, che non inventò le gite ma le fece diventare fenomeno di massa, viaggiavano in pochi e l’escursione collettiva era forse un’esperienza utile. Oggi che tutti sono turisti, anche i poveri e i poppanti, viaggiare con la scuola è un di più, un di troppo, oltre che una gran perdita di tempo. Prego per un miracolo: che al posto di un’assurda trasferta i professori facciano leggere in classe, a voce alta, “Viaggio in Italia” di Guido Piovene. Sarà una lezione al contempo di italiano, di geografia, di storia: costo minimo, risultato massimo.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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