Sia beatificato Fabio Picchi, che ha sempre onorato la cucina avita

Una preghiera prima del trigesimo per un cuoco di sinistra e reazionario, che sfidava i menù Capra & Cavoli, lunghi e codardi, dei ristoranti senz’anima. che protegga i poveri cuochi oggi stretti fra virus e guerra
24 MAR 22
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Fabio Picchi (Ansa) 

Sia beatificato Fabio Picchi, il cuoco fiorentino che non ha mai ceduto alla tentazione del menù turistico. Un giorno prima del trigesimo prego per questo cuoco di sinistra e però più reazionario di me, che non cucinava pasta secca perché a Firenze gli spaghetti sono arrivati con la modernità, molto meglio servire pappe, passate, minestre, zuppe, e poi polpette e polpettoni, nomi d’altri, artusiani, tempi… Sia beatificato per la sua fedeltà ai piatti rotondi, all’Antico Doccia Richard Ginori disegnato nella Toscana del Settecento: un cerchio di ceramica bianca, perfetto come la O di Giotto. Sia beatificato per aver prosperato nel centro di una città oscenamente turistica senza tradire il quarto comandamento, sempre onorando la cucina avita ossia perfezionandola, realizzandola nel migliore dei modi con i migliori ingredienti (innanzitutto l’ingrediente entusiasmo), sempre sfidando i menù Capra & Cavoli, lunghi e codardi, dei ristoranti senz’anima. Proponendo anzi imponendo, a colpi di carisma, al Cibreo (il ristorante) così come al Cibreino (la trattoria), sapori forti, e dunque l’olio nuovo che sapeva di olio, e spettacoli hard, e dunque il collo di pollo ripieno che sembrava proprio un collo di pollo. Sia beatificato Fabio Picchi e che protegga i poveri cuochi oggi stretti fra virus e guerra, TripAdvisor e bollette.