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Evviva le fiabe scorrette di Antonio Moresco

Lo scrittore prende le fiabe più famose, quelle che rappresentano “l’incombente presenza del male del mondo”, e le estremizza rendendole ancora più utili a noi moderni
16 DIC 17
Ultimo aggiornamento: 09:17 | 18 AGO 20
Immagine di Evviva le fiabe scorrette di Antonio Moresco
Sia lodato Antonio Moresco che, in un frangente storico di fiabe edulcorate, addolcite, censurate, scrive un libro di fiabe inasprite: “Fiabe” (Sem Società Editrice Milanese), con i disegni dell’acerrimo Nicola Samorì. Moresco ha preso le fiabe più famose ed emblematiche, quelle che rappresentano “l’incombente presenza del male del mondo”, e le ha completate ossia estremizzate e rese ancor più utili a noi moderni. Prendiamo, pagina 91, “I vestiti nuovi dell’imperatore”, la celebre fiaba del re nudo. Andersen la conclude col bambino che, voce dell’innocenza, rompe l’omertà generale e grida che il sovrano impettito e falsamente ammirato “non ha niente in dosso!”. L’impietoso Moresco prosegue: “Le guardie si fecero largo in mezzo alla folla ammutolita, afferrarono il bambino e lo portarono via, tra gli applausi prima isolati e poi sempre più numerosi e scroscianti degli stessi che solo poco prima avevano applaudito il bambino”. E, a monito di chi ingenuamente crede nell’esistenza della libertà di espressione, insiste: “Gli strapparono la pelle a colpi di scudiscio, gli spezzarono le costole, le braccia, i denti...”.