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Il Bi e il Ba •
Perfino un giudice robot può condannare un innocente
Si potrebbe immaginare come la “bocca della legge” vagheggiata da Montesquieu, ma dovrebbe comunque masticare indizi, testimonianze e reperti raccolti dall’investigatore umano. E il grosso degli errori abbia origine proprio lì. Meglio sognare il Ris artificiale
2 OTT 26

Foto di Aideal Hwa su Unsplash
E corre, corre, corre la locomotiva. Per il momento sembrano due binari paralleli, ma di giorno in giorno le tratte tendono a convergere, i convogli si sfiorano fra stridori e scintille, e presto o tardi ci aspetta un bel disastro ferroviario. È ciò che pavento ogni mattina leggendo i quotidiani. Su un binario vedo passare, ancora lente, le cronache giudiziarie, che attraversano sbuffando tutte le disastrate stazioni della giustizia umana da Garlasco a Siena. Su un altro binario sfreccia il dibattito ad alta velocità sull’intelligenza artificiale applicata al diritto – al Palazzo di giustizia di Milano sono previsti per ottobre diversi incontri sul tema – e i tecnici a bordo discutono animatamente sui primi intoppi: il più recente è una sentenza della Corte di giustizia tributaria di primo grado di Palermo che mostra segni inequivocabili di scrittura con IA. I due convogli non si scontrano ancora, ma è questione di tempo.
Presto un cronista fantasioso domanderà ad Andrea Sempio: preferirebbe essere processato da un suo simile in toga o da un giudice robotico? Qualcun altro darà in pasto a una macchina addestrata tutti gli atti di Garlasco e le chiederà una sentenza il più possibile sgombra dai preconcetti che noi umani, rimuginando per quasi vent’anni il caso, abbiamo accumulato. Per parte mia, quando immagino il giudice robot – che è scevro da antipatie, non ha giornatacce o cattive digestioni, non è iscritto a correnti, non ha carriere proprie o altrui da tutelare – mi compare davanti agli occhi la “bocca della legge” vagheggiata da Montesquieu, utopia inaccessibile ai mortali. Peccato solo che quella bocca dovrebbe comunque masticare indizi, testimonianze e reperti raccolti dall’investigatore umano, e che il grosso degli errori abbia origine proprio lì. Nutrito con dati imprecisi o manipolati, perfino il giudice robot dei miei sogni finirebbe per risputare la condanna di un innocente. Quindi adesso, per uscire dall’incubo che mi sono procurato da solo, chiudo gli occhi e mi metto a sognare il Ris artificiale, cullato dal rollio del treno.