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Il Bi e il Ba •
La "nuova religione civile" del palestinismo con i suoi riti e la sua Madonna pellegrina
Da tempo i "ladri della memoria" del culto palestinista cercano di creare una replica in scala del tempio civile edificato sul terreno della Shoah, trafugandone i materiali. Per fortuna, l’ultimo colpo di mano di Francesca Albanese, scippare la Shoah agli ebrei per consegnarla genericamente ai semiti, è stato sventato
1 OTT 26

Foto Ansa
Non potrei essere più d’accordo con Donatella Di Cesare quando, a colloquio con la nostra Ginevra Leganza, definisce il palestinismo “la nuova religione civile”. Una religione che ormai ha i suoi riti, “come le processioni con i sudari per le strade” e, va da sé, la sua Madonna pellegrina, Francesca Albanese. Da tempo vado scampanando allarme, con il debole batacchio del Bi e il Ba, perché i “ladri della memoria” del culto palestinista cercano di creare una replica in scala del tempio civile edificato sul terreno della Shoah, trafugandone i materiali. L’ultimo colpo di mano di Albanese – scippare la Shoah agli ebrei per consegnarla genericamente ai semiti – è stato sventato, per fortuna, ma era un mattone necessario alla costruzione, se non proprio la testata d’angolo: la premessa per sostenere che Israele, perseguitando i semiti palestinesi, è il vero erede dell’antisemitismo nazista. Una replica, dicevo, ma con una distinzione e una precisazione.
La distinzione: la religione civile della Shoah, soprattutto dai primi anni Novanta, aspirava – con tutte le contraddizioni del caso – all’universalismo, offrendo una pagina storica incomparabile come pietra di paragone di ogni “inumanità dell’uomo verso l’uomo”. Il palestinismo, al contrario, è per vocazione settario e irriducibilmente dualistico (superfluo specificare quale sia il principio maligno di questa teologia). La precisazione: clonare la religione della Shoah non equivale, per ciò stesso, a replicare un prototipo ebraico. Nel 1999 lo storico Peter L. Novick osservò che la commemorazione dell’Olocausto in America aveva assunto via via tratti più cristiani che giudaici: i percorsi liturgici nei musei ricordavano la Via Crucis, le reliquie erano esposte nelle teche “come frammenti della Vera Croce o tibie dei santi”, il sopravvissuto assurgeva a santo laico. Le processioni con i sudari per Gaza hanno anch’esse una vistosa matrice cattolica. E non è un caso che la papessa Francesca faccia frequenti visite pastorali presso la diocesi di Palermo, dove l’antimafia devozionale ha già fondato da anni una chiesa gemella.