Le scuse della relatrice molto speciale

Francesca Albanese riconosce di aver preso una topica. Le groupie silenti
29 SET 26
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Foto Ansa

Nel fantastico mondo piatto di Francesca Albanese ora scopriamo pure che l’antisemitismo è odio verso gli ebrei. Proprio loro, sì. “Mi scuso sinceramente. Ho frainteso il termine ‘Muselmann’ (musulmano) usato nei campi nazisti per i prigionieri al confine della morte, deducendo erroneamente che il termine antisemitismo significasse originariamente odio verso tutti i popoli semitici. In realtà è stato coniato specificamente per indicare l’odio verso gli ebrei”.
Non capita tutti i giorni che la relatrice molto speciale dell’Onu faccia ammenda. Albanese lo ha fatto dopo aver insinuato che l’antisemitismo non era uno specifico odio verso gli ebrei ma verso i “popoli semitici” in generale e che il termine, quando fu coniato, avrebbe indicato chiunque non fosse europeo e provenisse dal Medio oriente. Una relatrice speciale dell’Onu non è tenuta a essere filologa. E’ tenuta, però, a non usare la storia come materiale di scarto per una tesi già decisa. Il lessico dei diritti umani vive di distinzioni: tra occupazione e genocidio, tra critica di un governo e odio di un popolo, tra analogia e inversione. Quando quelle distinzioni vengono smussate si ottiene un vocabolario che può dire tutto e quindi non dice più nulla.
Sarebbe stato bello se la sua fitta schiera di fan avesse gioito per le scuse seguite a un simile passo falso. Invece no. Alla Albanese perdonano tutto, anche una simile topica morale e politica. Nel grande racconto già confezionato che è il pro Pal, l’antisemitismo deve restare un concetto elastico, talmente elastico che nessun Ddl possa normare, pronto invece ad assorbire ogni critica a Israele e a respingere ogni accusa di pregiudizio. Se il termine torna a significare ciò che ha sempre significato – odio verso gli ebrei in quanto ebrei – l’edificio retorico perde un mattone. Meglio allora che la terra resti piatta.