Alla fine Francesca Albanese si scusa: "Ho frainteso il termine 'Muselmann'. L'antisemitismo serve a indicare l'odio verso gli ebrei"

La relatrice speciale delle Nazioni unite ammette di aver mal interpretato il nome "usato nei campi nazisti per i prigionieri al confine della morte, deducendo erroneamente che il termine antisemitismo significasse originariamente odio verso tutti i popoli semitici"

28 SET 26
Ultimo aggiornamento: 13:38
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Foto Ansa

"Mi scuso sinceramente. Ho frainteso il termine "Muselmann" (musulmano) usato nei campi nazisti per i prigionieri al confine della morte, deducendo erroneamente che il termine antisemitismo significasse originariamente odio verso tutti i popoli semitici. In realtà è stato coniato specificamente per indicare l'odio verso gli ebrei". Con queste parole la relatrice speciale Onu Francesca Albanese si è scusata per alcune sue dichiarazioni dei giorni scorsi in cui aveva detto che l'antisemitismo non fosse "soltanto la discriminazione nei confronti degli ebrei, ma la discriminazione nei confronti dei ceppi semitici", in cui rientrava, "quando è stata coniata la parola 'antisemitismo' chiunque non fosse europeo e venisse dal medio oriente".
In sostanza, secondo Albanese, "gli ebrei erano una popolazione semitica, secondo nazisti e fascisti d'Europa del secolo scorso. E quindi siccome quello è stato il gruppo presente in Europa assolutamente più numeroso, l'antisemitismo si è sovrapposto al concetto di antigiudaismo. Ed è oggi inteso come odio nei confronti degli ebrei. Va detto in realtà che il concetto di antisemitismo è più ampio. Infatti quando venivano portati nelle camere a gas, ci sono alcune testimonianze della vita nei campi di concentramento che dicevano che gli ebrei venivano chiamati i 'musulmani'". Come abbiamo scritto qui, il termine "Muselmann" era la lingua usata dalle vittime per descrivere lo stadio ultimo della vittima. Trasformarlo in una prova che “gli ebrei erano musulmani” è un piccolo capolavoro di filologia da bar o da rivista patinata dell’alta moda, Love magari. Ma chi ascolta e vuole intendere ha capito: se l’odio che ha prodotto Auschwitz non è più solo ebraico, allora gli ebrei sono solo comparse di un dramma più grande il cui protagonista contemporaneo è un altro, “l’altro”, magari i palestinesi. Bella tecnica di sottrazione: non si nega il morto, gli si cambia il nome.