Da relatrice Onu a modella: Albanese indossa brand che i proPal boicottano

Sulla copertina del nuovo numero di Love Magazine la relatrice Onu veste Loro Piana e Celine, case di moda che i portali pro Palestina inseriscono fra i marchi segnalati: "Legami finanziari con l'economia israeliana"

22 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:52
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Sulla copertina del nuovo numero di Love Magazine, pubblicazione dedicata al mondo del fashion e lifestyle, c'è Francesca Albanese. Nel servizio fotografico al suo interno a lei dedicato, presentato sui social ieri, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati è ritratta davanti a uno sfondo bianco o con i piedi che affondano sul bagnasciuga. In entrambi i casi, Albanese – come una qualsiasi modella – indossa abiti firmati, sotto la cura di un team di direttori creativi e assistenti allo styling. Peccato però che due dei marchi che la relatrice Onu indossa figurino fra quelli che i pro Pal invitano a boicottare in quanto legati a Israele.
Loro Piana e Celine, taggati dal magazine nel post di presentazione nel nuovo numero accanto alla foto in cui Albanese posa con i loro capi, appartengono infatti alla multinazionale francese LVMH, fra i più importanti gruppi del lusso al mondo. Entrambi, però, risultano attenzionati da Boycat, portale che permette a oltre 2 milioni di utenti di scansionare o cercare marchi per determinare se abbiano legami di qualche tipo con attività che "sostengono l'occupazione israeliana, l'apartheid o violano i diritti dei palestinesi". La piattaforma collabora direttamente con il movimento BDS (che sta per "Boycott, Divestment, Sanctions"), che dal 2005 promuove boicottaggi e azioni contro Israele. Nonostante la lista ufficiale del BDS non menzioni LVMH fra i principali marchi con un più intenso legame con Israele (e quindi da boicottare), all'interno di Boycat sia Loro Piana che Celine vengono segnalate per "problemi etici" dovuti al fatto che l'amministratore delegato del gruppo Bernard Arnault e il miliardario statunitense Howard Schultz hanno investito nel 2021 nella società israeliana di sicurezza informatica Wiz, partecipando a un round di finanziamento da 120 milioni di dollari e portando la valutazione di Wiz a 1,7 miliardi di dollari. Ecco perchè, nel caso di Loro Piana, Boycat consiglia brand alternativi ed "etici" da acquistare.
 Un'altra piattaforma di monitoraggio dei marchi , Gaza.nu, chiede di boicottare i due brand perchè il proprietario investe in Israele. Ma c'è un terzo portale che ci va più pesante. LVMH Luxury Ventures (il ramo di private equity del colosso francese) nel 2022 ha investito nella società israeliana di diamanti coltivati in laboratorio Lusix, partecipando insieme ad altre aziende a un round di investimenti da 90 milioni di dollari. "Questi legami finanziari collegano la leadership del gruppo all’economia israeliana nel contesto di un’occupazione militare ancora in corso, caratterizzata da violazioni dei diritti umani documentate", sentenzia The boycott directory, altro registro online specializzato nelle imprese che traggono "profitto dalla violenza, dallo sfruttamento e dall'espropriazione", e che oltre alla "complicità militare" con Israele accusa LVMH di danni ambientali, violazioni dei diritti umani e dei diritti degli animali. "Quando si prendono in considerazione i marchi di lusso etici, è importante informarsi sulla catena di approvvigionamento dell'azienda, sulle sue pratiche lavorative e su eventuali iniziative a sostegno delle comunità emarginate, comprese quelle in Palestina", si legge nel portale. 
Nonostante le accuse e gli inviti al boicottaggio, i due marchi finiscono indossati da Albanese, paladina per antonomasia dei diritti di Gaza. Figura pubblica che probabilmente sia Loro Piana che Celine sono state ben contente di vestire, anche forse per dare un'immagine di loro più vicina alla causa palestinese. Palestinian washing.