Di Cesare: "Francesca Albanese fomenta l'odio. Sì al ddl antisemitismo"

"La sinistra si liberi di Albanese, che manifesta continua antipatia per il popolo ebraico", ci dice la filosofa Donatella Di Cesare

30 SET 26
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Roma. “Il palestinismo è diventato la nuova religione civile”, dice al Foglio la filosofa Donatella Di Cesare, professoressa della Sapienza, nonché firma del Fatto quotidiano. “Il palestinismo – ripete – è una religione con tratti non di rado totalizzanti, perfino totalitari”. Chiediamo quindi a Di Cesare cosa intenda. E poi perché le ultime affermazioni di Francesca Albanese – avventuratasi nella definizione di antisemitismo – l’abbiano toccata. “La religione civile di cui parlo, tanto per cominciare, ha ormai tutti i suoi rituali. Come le processioni con i sudari per le strade. Mi chiede di Francesca Albanese? Beh, che vi siano anche figure da santificare non mi sorprende. Ma certo mi preoccupa la condiscendenza di buona parte della sinistra italiana”. Albanese, in effetti, è amata dai Cinque stelle, da Avs e dai giovani democratici (i cui profili Instagram pullulano di selfie con lei). “Ecco, quando si comincia a dividere il mondo tra puri e impuri, si smette di giudicare politicamente. ‘Genocidio’, oggi, è diventata la parola del nuovo autodafé. Se non la pronunci diventi complice, carnefice. ‘Genocidio’ e ‘genocidiario’ sono le parole-pietre che danno la stura all’odio viscerale. Non c’è pensiero, né critica, né riflessione. La sinistra dovrebbe sottrarsi a questo culto e tornare a giudicare politicamente”. Dovrebbe. Eppure, mentre la quasi totalità della sinistra volta le spalle al ddl antisemitismo, Albanese dà la sua definizione del fenomeno. Cosa ne pensa? “Giudico le sue parole. Dire, come ha detto lei, che l’antisemitismo riguarda genericamente i ‘semiti’ cancella la storia specifica dell’odio contro gli ebrei. Ancor più grave, poi, è stato il suo richiamo al Muselmann”.
Così veniva chiamato, nel gergo dei lager, il prigioniero ridotto a uno stato di estremo deperimento. “Primo Levi ci ha mostrato chi fosse il ‘sommerso’, spogliato di tutto, fino quasi al volto e all’identità. Usare proprio questo nome per dissolvere la specificità della vittima è una grave distorsione della memoria dei Lager”. La donna si è poi scusata. Avrà visto... “Sì. Ma le scuse non cancellano la gravità delle sue parole. Nelle prese di posizione di Albanese ravviso inimicizia verso il popolo ebraico”. Ma amicizia verso i gazawi. “No. Io non vedo come ciò aiuti i palestinesi. Aiutarli significa riconoscerli come soggetti politici. Le parole di Albanese non costruiscono la pace. Alimentano la guerra”. Approfondiamo allora il ddl antisemitismo: voluto dal senatore dem Delrio, boicottato dalla segreteria del Pd. Lei ritiene, sulla base della definizione dell’Ihra, che possa trattarsi di un testo-mordacchia? “No. Io ho appena scritto un libro sul dissenso. E so bene quanto sia preziosa la libertà di dire ‘no’ al potere. Ora, se quel ‘no’ si rivolge al governo israeliano è critica politica. Se un ebreo che vive a Roma viene strattonato per strada, messo sotto accusa per scelte che non ha compiuto, le cose cambiano. La definizione Ihra ci obbliga a guardare lì dove oggi l’antisemitismo cerca riparo. Il ddl, poi, lascia libertà di critica. Chiede piuttosto di non chiudere gli occhi davanti all’odio quando cambia nome. Come in passato sono stata favorevole al reato di negazionismo, oggi sono favorevole al ddl sull’antisemitismo. La risposta giuridica non è in alternativa a quella culturale. Mi riconosco nelle parole della senatrice Segre”. Un certo disagio, in queste ore, lo vive Emanuele Fiano, intenzionato ad abbandonare il partito. Cosa ne pensa? “Io credo che in una fase così complessa ciascuno sia chiamato a scegliere in prima persona. Posso dire, però, che ai miei occhi il Pd ha una responsabilità in più, non solo in quanto principale partito d’opposizione, ma per la storia e i valori che porta con sé. Non mi sarei aspettata che arrivasse a orientarsi verso un voto contrario al ddl. Lo considero un grave errore”.
Tanto grave che la sensazione, oggi, è che le comunità ebraiche italiane si rivolgano a destra. E’ così? “Vede, io penso che negli ultimi tempi le comunità ebraiche abbiano compiuto scelte non condivisibili. Il legame con la sinistra si è andato assottigliando fino a venir meno. Con uno sguardo retrospettivo, considerando i gravi errori della sinistra, tutto questo era forse inevitabile. Eppure conosco tanti ebrei italiani che non si riconoscono affatto nelle scelte della destra”. Qual è dunque la loro casa politica? “Penso che sbagli chi si getta con fiducia nelle braccia della destra. E’ un sodalizio che non porterà a nulla di buono. Basta vedere quel che accade in Germania. L’AfD, nelle cui file si relativizza la Shoah, ha assunto un ruolo sempre più dominante. Proprio in questi giorni diversi esponenti del Consiglio centrale degli Ebrei in Germania hanno espresso preoccupazione. Siamo davvero ormai al punto di doverci interrogare sul futuro degli ebrei in Europa a ottant’anni dalla Shoah”.