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La tradizione dei moduli di schedatura del turismo sionista
Un consiglio agli albergatori che guardano con simpatia all’iniziativa e ai loro volenterosi aiutanti: è sempre meglio puntare sull’adesione spontanea della clientela
21 LUG 26

Foto di Stanislav Vdovin su Unsplash
Quanto inutile clamore per i moduli di schedatura del turismo sionista! Guardate che è una iniziativa bellissima, e non c’è proprio nulla da temere. Anzi, è una tradizione che merita di essere rivivificata, dopo una lunga quanto inspiegabile obsolescenza. Conto di parlarne al mio amico, l’impresario Pappenheim, che un tempo si occupava di questo tipo di attività turistiche – ha fatto faville, in una località termale di cui adesso mi sfugge il nome. Certo, lui pure dovette fare i conti con la naturale diffidenza dei suoi sionisti in villeggiatura: “Il senso di cospirazione si diffondeva tra gli ospiti, insieme a una certa ansia, latrice di una nuova consapevolezza. La gente camminava in silenzio e parlava sottovoce. I camerieri servivano fragole con panna. L’estate gettava l’ombra della sua inebriante follia sulla terrazza. (…) I due caffè erano aperti, e l’orchestra suonava ogni sera, e tuttavia sembrava che un tempo diverso, un tempo arrivato da un altro luogo, avesse invaso la cittadina e vi si stesse silenziosamente stabilendo”.
E in effetti i moduli di schedatura online, proprio per la loro sollecitudine verso gli ebrei in vacanza, possono destare qualche sospetto, nel nostro mondo così disabituato alla generosità disinteressata: dietro a ogni gesto gratuito, siamo inclini a pensare, c’è sempre una fregatura nascosta, una clausola illeggibile. Perciò voglio dare questo consiglio agli albergatori che guardano con simpatia all’iniziativa e ai loro volenterosi aiutanti: è sempre meglio puntare sull’adesione spontanea della clientela. “A metà di maggio comparve un modesto annuncio in bacheca: vi si diceva che tutti gli ospiti ebrei dovevano registrarsi al Dipartimento sanitario, entro e non oltre la fine del mese”. (…) “Il Dipartimento sanitario ora sembrava un ufficio del turismo, tappezzato di manifesti: Il lavoro è la nostra vita. L’aria in Polonia è più limpida. Veleggiare sulla Vistola. Le zone in via di sviluppo hanno bisogno di te. Venite a conoscere la cultura slava. Questi e altri slogan decoravano le pareti” (Aharon Appelfeld, Badenheim 1939).