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di Maurizio Crippa

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Contro Mastro Ciliegia

Caro Infantino, facciano giocare l'Iran alla Biennale

L'ultima mossa spericolata del presidente della Fifa di assicurare la presenza dei calciatori iraniani al prossimo mondiale lascia un tantino perplessi. Ma se il calcio è davvero pacificatore, tanto vale giocare in un campo neutrale come la Biennale di Venezia

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1 APR 26
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epa12857966 FIFA President Gianni Infantino speaks during the opening of the 'Epic Album' exhibition in Mexico City, Mexico, 28 March 2026. Infantino says being in Mexico feels special, noting that the Aztecs played a ball game about 3,000 years ago. EPA/Madla Hartz

Quando leggerete queste righe sapremo già se l’armata Gennariello sarà arruolata per il Mondiale, o se invece dovremo accontentarci di negare al commander in chief Infantino l’uso della base di Coverciano, la Sigonella del calcio. Un’altissima considerazione geopolitica per Gianni Infantino, presidente della Fifa dotato di un solo motto, “il calcio come la pecunia non olet”, non l’avevamo nemmeno prima. Ma la sua ultima mossa spericolata, mentre il padrone di casa dei Mondiali 2026 minaccia la distruzione e di Teheran, di garantire che la nazionale dell’Iran parteciperà tranquillamente al torne,o nelle sedi previste a Los Angeles e a Seattle, lascia un tantino perplessi. Anche perché né l’Iran né gli Stati Uniti sono dell’idea. E, scommettiamo, nemmeno i possibili spettatori di partite che potrebbero essere prese in contropiede da un drone. Anyway, Infantino ha detto come bevesse una bibita che “il calcio porta unità e speranza anche nelle circostanze più difficili e la Fifa continuerà a sostenere l’Iran”. E’ vero che è “molto vicino” a Trump, per cui è difficile capirci nulla. Però se il calcio è davvero pacificatore, al pari della cultura, un’ideuzza per il posto adatto alle partite dell’Iran ce l’avremmo: perché non farli giocare alla Biennale di Venezia, in campo neutrale?

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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