Trump rimanda ancora l'attacco all'Iran

"L'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, mi hanno chiesto di sospendere l'attacco militare", ha scritto il presidente americano. I colloqui però sono ancora in stallo

19 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:42 AM
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Foto Ap, via LaPresse

Donald Trump ha dichiarato di aver provvisoriamente sospeso l'attacco militare contro l'Iran previsto per oggi. In un post su Truth, il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che "l'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, mi hanno chiesto di sospendere l'attacco militare contro la Repubblica Islamica dell'Iran, in quanto sono in corso negoziati seri e, a loro avviso, in quanto grandi leader e alleati, si raggiungerà un accordo che sarà pienamente accettabile per gli Stati Uniti d'America, così come per tutti i paesi del medio oriente e non solo".

È l'ennesimo cambio di rotta repentino di Trump, che nelle undici settimane trascorse dal lancio del primo attacco congiunto con Israele contro l'Iran, avvenuto il 28 febbraio, ha più e più volte minacciato attacchi capace di radere al suolo il paese, salvo poi cercare sempre la via del dialogo per la risoluzione del conflitto. Domenica, sempre su Truth, l'ultima minaccia: aveva scritto che l'Iran doveva agire in fretta "altrimenti non rimarrà più nulla" e che "il tempo stringe".
Nel suo ultimo post, Trump ha tuttavia sottolineato di aver dato ai vertici militari americani "istruzioni di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala contro l'Iran, in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile".
Riusciranno a trovare un accordo Stati Uniti e Iran? "Questa volta è un po' diverso", ha detto il presidente americano lunedì ai giornalisti. Secondo il Washington Post, Stati Uniti e Iran sono ancora bloccati in una situazione di stallo sia a proposito dello Stretto di Hormuz, lo stretto braccio di mare del Golfo Persico attraverso il quale transita il 20 per cento delle forniture mondiali di petrolio, sia sulla questione nucleare.
Trump ha affermato che i leader arabi gli hanno assicurato che i negoziati erano sul punto di raggiungere una svolta che "sarà molto gradita agli Stati Uniti" e che garantirà che l'Iran non possieda armi nucleari. Un funzionario pakistano informato sugli sforzi di mediazione ha affermato che l'Iran e gli Stati Uniti si sono scambiati diverse proposte e controproposte nel corso dell'ultima settimana, mentre i mediatori cercano di evitare un ulteriore conflitto. 
Nei precedenti colloqui, l'America voleva imporre all'Iran il divieto di arricchimento dell'uranio per 25 anni. L'Iran ha respinto tale proposta, ha detto al Washington Post un diplomatico, che ha parlato a condizione di anonimato. Una successiva proposta statunitense avrebbe vietato l'arricchimento per 20 anni, proposta che l'Iran ha anch'essa respinto. Qualcosa nella trattativa diplomatica però si sta muovendo. Secondo un funzionario pakistano, durante i recenti colloqui gli Stati Uniti avrebbero avanzato la possibilità di una revoca delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, qualora Teheran avesse accettato di porre fine al sostegno ai gruppi terroristici che sostiene in medio oriente. E l'Iran non ha escluso la possibilità di cedere all'estero una parte delle sue scorte di uranio arricchito. Al momento però queste sono solo ipotesi sulle quali diplomatici e negoziatori stanno discutendo.

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Il punto critico nei negoziati rimane il seguente secondo il funzionario pakistano sentito dal Washington Post: l'Iran vuole un accordo per porre fine alla guerra prima dell'annuncio di un nuovo accordo sul nucleare, mentre gli Stati Uniti vogliono che gli accordi su tutte le questioni vengano annunciati contemporaneamente.
Il Comando centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle forze nella regione, si è rifiutato di commentare le dichiarazioni di Trump. I funzionari statunitensi hanno espresso pareri contrastanti sulle capacità di combattimento dell'Iran. L'ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando centrale, ha dichiarato la scorsa settimana alla commissione per le Forze armate del Senato che l'esercito statunitense ha "significativamente ridotto" le capacità di combattimento iraniane, affondando quasi tutta la flotta iraniana. La Cia invece ha evidenziato che l'Iran può resistere al blocco navale statunitense per almeno altri tre o quattro mesi prima di trovarsi in gravi difficoltà economiche.