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Una distopia bolscevizzante in nome del benessere collettivo. Il caso dei dehors di Capri

Un sindaco che litiga con gli esercenti, il dovere di tenere vivo un posto anche quando in giro non c'è nessuno e gli interessi privati che vengono calpestati. Un incubo? No, la realtà

20 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 13:22
Immagine di Una distopia bolscevizzante in nome del benessere collettivo. Il caso dei dehors di Capri

Foto ANSA

Devo avere mangiato pesante, perché ho fatto un incubo. Sognavo di vivere in una nazione in cui un sindaco e degli esercenti litigavano per l’utilizzo dei dehors: nel senso che gli esercenti non volevano utilizzarli, mentre il sindaco glielo imponeva. Gli esercenti non volevano aprire i propri locali nei periodi dell’anno in cui c’era scarsa affluenza, mentre il sindaco diceva che avevano il dovere di tenere viva la zona anche quando non c’era in giro nessuno. Gli esercenti giustificavano il proprio rifiuto sulla base di un dato concreto come il freddo, mentre il sindaco rifiutava le loro istanze rifacendosi a concetti astratti, quali il buon senso e il rispetto. Gli esercenti facevano notare che pagavano fra i ventimila e i cinquantamila euro annui per l’utilizzo del pubblico suolo, perciò credevano di poter aprire quando ritenevano più confacente, mentre il sindaco rinfacciava loro che si trattava di cifre poco esose, perciò dovevano aprire secondo turni previsti dal regolamento municipale. Gli esercenti protestavano in nome dei propri interessi privati, mentre il sindaco li rimproverava dicendo che la loro difesa non poteva essere prioritaria rispetto alle ragioni del benessere collettivo.
Come tutte le persone dal sonno agitato, in un guazzo di sudore mi dimenavo domandando a mezza bocca cosa fosse mai questo benessere collettivo, se non la somma degli interessi privati che tuttavia vedevo calpestati davanti ai miei occhi. Di soprassalto, però, mi sono accorto di essere già sveglio; non stavo sognando, stavo solo leggendo sul giornale delle notizie che arrivavano da Capri. Scoprire che questa distopia bolscevizzante non fosse un incubo, bensì la realtà dei fatti, mi ha immediatamente rassicurato: infatti ero sicuro di avere mangiato leggero.