Politica
Verso il voto di maggio •
A Milano la sicurezza divide il centrosinistra e mette in difficoltà Sala
Dopo il fine settimana senza disordini, il sindaco rivendica l’impiego temporaneo dell’esercito, ma non convince né l’opposizione né una parte della sua coalizione. I militari potrebbero restare fino alle feste natalizie e oltre: una campagna elettorale dominata dalla sicurezza sarebbe un vantaggio per il centrodestra

Fermi e controlli di polizia ed esercito in Piazza Duomo a Milano, 24 ottobre 2026 (Ansa / Paolo Salmoirago)
Cercare di accontentare tutti rischia di scontentare tanti, se non tutti. È una vecchia regola, Beppe Sala l'ha imparata a sue spese questo pomeriggio intervenendo a Palazzo Marino per affrontare il tema dei disordini scoppiati nel fine settimana del 17 e 18 ottobre: se dal centro destra sono arrivate – com'era prevedibile – dure critiche dall'altra parte è arrivato poco sostegno e non poche stilettate. E dire che il sindaco di Milano ha pronunciato un discorso equilibrato, chiaro, in cui ha spiegato che i 160 e poi 130 agenti di polizia municipale impiegati nel fine settimana erano impiegati in compiti di viabilità, soltanto 30 hanno accompagnato i fermati in questura. Il comune, insomma, non ha mezzi e neanche lo stato dispone di forze di polizia sufficienti per reggere l'urto di una protesta guidata da una regia dei social che si è articolata in forme estemporanee, non facili da contrastare. Il ricorso all'esercito, uno strumento approvato dal Quirinale come ha tenuto a precisare Sala, rappresenta un intervento temporaneo non strutturale che si è reso necessario dalla mancanza di alternative. Non è stata una scelta a cuor leggero data la consapevolezza che esistono "sensibilità diverse" nella maggioranza ma l'esigenza di evitare una nuova devastazione del centro ha spinto il sindaco a dare il via libera ai militari. E i fatti alla fine gli hanno dato ragione perché lo scorso fine settimana è trascorso in tutta tranquillità con le manifestazioni che si sono svolte senza problemi. Per raccordarsi con la parte più lontana del centrosinistra ha ripetuto che la repressione non basta, "servono politiche sociali, interventi educativi, servizi di prossimità e opportunità concrete, soprattutto per i giovani".
Il risultato di questo esercizio di moderazione è stato scarso. Ai cori dell'opposizione e del pubblico "chi rompe paga" ha fatto seguito un ragionamento più o meno di questo tenore: i giovani che devastano le vetrine sono la conseguenza di politiche sbagliate e inadeguate che hanno trascurato le periferie e le fasce giovanili più vulnerabili. Più difficile il confronto con il centrosinistra che, senza giri di parole, non ha gradito la presenza dei soldati nelle vie intorno al Duomo. Lo ha detto con chiarezza Gianmario Radice (Italia dei Valori) spiegando che Milano attende più polizia per recuperare lo status di città sicura. Lo ha ribadito con più foga il capogruppo dei Verdi Tommaso Gorini che ha parlato di uno "stato che si comporta come un orco" e ha lamentato una "mancanza di leadership" del primo cittadino in una fase così delicata per la città. E per non lasciare spazio alle interpretazioni del suo discorso ha spiegato che il disagio deriva da "politiche giovanili che non sono state la priorità dell'amministrazione". Dal Pd, il gruppo preponderante della coalizione, è mancata una difesa convinta del sindaco: è evidente che gli uomini in mimetica non sono graditi e la scelta di Sala è stata accettata a denti stretti.
Facile prevedere che non sarà facile gestire questa divisione tra giunta e maggioranza. Il provvedimento del governo dura tre mesi, non è da escludere una proroga qualora l'ordine resti fuori controllo o comunque in pericolo: a maggio a Milano si dovrebbe votare, una campagna elettorale imperniata sulla sicurezza sarebbe il migliore favore per il centrodestra. L'ipotesi non è da escludere, al momento non si vedono altre opzioni alla permanenza dei militari, la si può anzi considerare scontata quantomeno per garantire lo svolgimento senza intoppi delle feste natalizie che impegnano in modo particolare il centro città da fine novembre all'epifania e su cui sono concentrati investimenti di commercianti e comune. Con buona pace del centrosinistra.