La sfida di “Garavaglietti”: “O me o in Lega si fa la fine dei tacchini”

“Non siamo di sinistra, non siamo di destra, tantomeno di estrema destra. Così come non siamo mai stati e non possiamo essere moderati. La mia vuole essere una squadra, un gruppo di amici, amici allegri". Massimo Garavaglia racconta la sua Lega

24 OTT 26
Immagine di La sfida di “Garavaglietti”: “O me o in Lega si fa la fine dei tacchini”

Foto ANSA

La sua Lega, la Lega di Massimo Garavaglia, di Garavaglietti, come si chiamerà? “Si chiamerà semplicemente Lega”. Qual è il suo slogan? “Federalisti, popolari e territoriali”. Perché sfida Salvini al congresso straordinario, perché si è candidato? “Perché amo questo partito, perché voglio far sorridere la Lega, perché tra amici basta sempre uno sguardo”. Come con Giorgetti? “Uno sguardo”. La Lega di Garavaglia è di destra? “Non siamo di sinistra, non siamo di destra, tantomeno di estrema destra. Così come non siamo mai stati e non possiamo essere moderati. Siamo una forza politica popolare e popolana, rivoluzionaria ma pragmatica”.
Da quanto tempo in Lega non sorridevano, e lottavano, come in queste ore? Dice Garavaglia, l’amico di Giorgetti, l’amico di Attilio Fontana, “l’hidalgo” (e dichiara Fontana: “Io sto con Garavaglia, forza!”), che la sua Lega è diversa dalla Lega di Salvini e la ragione è semplice: “La mia vuole essere una squadra, un gruppo di amici, amici allegri”. A Varese, Brescia, Bergamo, e pure a Catanzaro, lo chiamano “Sgara”, e se aggiungete una “r” diventa “Sgarra”, il verbo di chi prende una direzione diversa, una nuova via.
Per ostacolare la sua candidatura, i salviniani hanno rastrellato le firme (Salvini ne avrebbe oltre trecento su 706 delegati), ma Garavaglia ne ha trovati ottanta, ottanta che non camminano rasente ai muri. Sono ottanta leghisti che inoltrano le foto di striscioni come questo: “Il nord chiama, il franco tiratore risponde”, “chi nega la farsa, recita la tragedia”. E’ vero, non c’è partita, come non c’era fra Davide e Golia. Se fosse una finale, direbbe il Professore de La Casa di Carta, Garavaglia è il Camerun e Salvini il Brasile. Per chi tifereste, se fosse quella finale? L’arbitro che decide la partita è Claudio Durigon, che ha usato belle parole per Garavaglia: “E’ una persona perbene”. Se Salvini vince il congresso, dal giorno dopo si può iniziare a chiamare “Salvini, il vice di Durigon”. E’ il sud di Durigon e del senatore Marti che può cambiare l’esito di questo congresso. E Garavaglia chiede anche i loro voti, oltre a prevedere nel suo programma una Lega con tre macroregioni e tre presidenti che poi siedono al Consiglio federale. Perché il sud o il centro dovrebbe votare per lo “Sgara”? Dice Garavaglia: “Perché con me il sogno può continuare e non si finisce a fare la fine dei tacchini. Perché ho un’idea di Lega divisa in tre macroregioni e perché come scrivo nel mio programma, la Lega nasce sulle macerie delle vecchie lotte e stantie appartenenze: né neri, né rossi, ma liberi con la Lega”.
C’è una notte per pensarci. Il sud può scegliere di seguire Salvini fino al 2031, come a Pechino, o votare per… Garavaglietti (sorridete, è una crasi fra il cognome Garavaglia e Giorgetti). Questa estate abbiamo imparato a conoscere, e raccontare, gli hidalghi di questo partito cinese con Salvini Ping, i vari Attilio Fontana, Romeo, il partigiano Romy, e ci sono anche le donne che hanno firmato per lo “Sgara”: le parlamentari Comaroli, Bordonali, Pirovano… Dice ancora Garavaglia: “Sono la punta di un iceberg”. Non ha paura di essere espulso, rimosso come Hu Jintao, quel ministro portato via durante il congresso del Partito comunista cinese. Garavaglia, ha paura di essere espulso? “Mi faccio una risata”. Tutte le firme di Salvini rischiano di non valere questa simpatia. Quel borbottio leghista ha adesso un viso e un sorriso. Chiamate un Antonello da Messina: il sorriso del noto Garavaglietti.