Politica
il racconto •
L’hidalghissimo Garavaglia: a sfidare Salvini c’è anche la scheda bianca
La sua candidatura è arrivata dopo quelle gocce cinesi, le uscite di Attilio Fontana, le piccole frasi balbettate che per un partito come la Lega (che ha avuto tre segretari in tutta la sua storia) valgono più di una scissione. Stefano Candiani è convinto che questa corsa farà male
16 OTT 26

Foto Lapresse
Vincerà anche se perde, ma cosa perde? E’ la più romantica delle sfide questa candidatura a segretario della Lega di Massimo Garavaglia, l’hidalghissimo, che sta cercando le firme (dice Garavaglia con il pollicione: “Ce la faremo”). E’ romantica per la guerra (sono i congressi, bellezza!) che gli stanno muovendo, anzi, dicono gli amici, “le maialate”, le telefonate per suggerire ai delegati: “Se firmi…”. Siete sicuri che quando parlerà Zaia, e Giorgetti strizzerà l’occhio, i delegati non prenderanno coraggio, anche solo di lasciare la scheda bianca?”.
il candidato al congresso del Carroccio
La candidatura di Garavaglia è nata per goliardia ma non è del tutto vero. Di vero c’è che Garavaglia è il fratello di Bocconi di Giorgetti, l’erede di Bossi che tutto sa e che sta provando insieme a Riccardo Molinari, Zaia, Fedriga (pensate, su mandato di Salvini) di scrivere una mozione per il nord, per intercettare quel malessere, per spiegare a Salvini, come ha provato a fare anche Attilio Fontana: “Guarda, che così non va”. Un partito che ora dice di essere nazionale potrebbe andare a congresso con ben due mozioni che parlano di settentrione. Se Salvini non si fosse dato alla maranza, se non si fosse lasciato trascinare in quella deriva punkofascia, che ha superato la soglia di tolleranza (va a cacciare musulmani con Anna Maria Cisint, una che militava con Angelino Alfano) i leghisti lo avrebbero perfino aiutato a rimbiancare la Lega. Quando il Foglio ha pubblicato il nuovo statuto che Salvini ha stracciato, il primo a capire e avvisarlo dell’errore è stato Claudio Durigon, il suo soldato. E’ Durigon che ha i delegati della Lega e le preferenze al centro al sud. E’ Durigon che ha le firme dei senatori per far dimettere Massimiliano Romeo da capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda (se Salvini vince il congresso, il commissariamento di Romeo è quasi scontato).
La candidatura di Garavaglia è nata per goliardia e non solo. Si è arrivati per disperazione dopo i libri scritti da Zaia, quella sua proposta della doppia Lega, un anno fa, a Pontida, quella fiamma, l’autonomia, che ha mantenuto accesa a furia di interviste. E’ arrivata dopo quelle gocce cinesi, le uscite di Attilio Fontana, le piccole frasi balbettate che per un partito come la Lega (che ha avuto tre segretari in tutta la sua storia) valgono più di una scissione. Garavaglia è stato un ministro del governo Draghi e non appena qualcuno in Lega glielo ricorda, per rimproverarlo, lui risponde: “Sono fiero di aver fatto parte di quel governo”. Dice pure che la Lega è di chi c’è stato quando era al tre per cento. Il motore della coerenza della Lega (e dell’appartenenza) sta al nord. I voti di Durigon, di Luca Sammartino, assessore regionale siciliano, o citiamo un alto ancora, l’europarlamentare Aldo Patriciello (era in Forza Italia prima di passare in Lega) sono voti personali e il loro destino va oltre Salvini. Avrebbero casa in qualsiasi altro partito di centrodestra. A dirla tutta questa ultima Lega è la cascina di Durigon. Garavaglia si è meritato i complimenti del settore da ministro. E’ stato dimenticato da Salvini, così come Erika Stefani, un’altra ministra competente di quel governo.
Stefano Candiani, che seguirebbe Salvini anche nella cattiva sorte, è convinto che questa corsa di Garavaglia farà male. Salvini si è complimentato con l’hidalghissimo e fa bene: “Al congresso più gente c’è e meglio è”. Ora è Salvini a cercare tutta la gente che prima ha maltrattato. Quel Roberto Marcato, che Salvini propone come sindaco di Padova, è quel Marcato ex assessore veneto che non voleva più vedere e che sul Foglio parlava di Lega “che muore”. Facciamo un gioco. Vediamo. Nei prossimi giorni è probabile che fioriranno articoli con questi titoli “Salvini accordo con Giorgetti e Zaia”. E’ già accaduto in estate. Venivano lanciate molliche per ribaltare il racconto e a Zaia e Fedriga si offrivano cariche, cabine, uffici, piroscafi … Quel male è rimasto. I candidati sono due ma in realtà sono tre. Il terzo candidato è la scheda bianca. Il voto segreto permette qualcosa di inedito in Lega. Salvini può vincere con pochi voti. Dicono i parlamentari leghisti: “Rischiamo di fare un congresso oggi e farne un altro fra due mesi”. Riprenderà forma anche il fantasma della scissione, un piccolo partito del nord (bastano pochi senatori per fare una componente). A metà settimana verrà chiusa la lista di chi si iscriverà a parlare al Congresso. Non c’è partita. Salvini è il Milan, ma Garavaglia può fare il Como. Per la prima volta sarà il sud a decidere il segretario di un partito che si chiamava Lega nord. Garavaglia non ha nulla da perdere e Salvini avrà molti da ripagare. Ha già vinto, chi viene dato per perso.

