Chi è lo sfidante di Matteo Salvini: identikit di Massimo Garavaglia, leghista "draghiano"

58 anni, lombardo, leghista delle origini desideroso di recuperarle, vicino al governatore lombardo Attilio Fontana e al ministro Giancarlo Giorgetti, ha iniziato la sua carriera politica nel 1999. Per lui la manovra dev'essere "prudentemente coraggiosa". Sfiderà Salvini con voto segreto
15 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 15:04
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Lo sfidante di Matteo Salvini ora c'è e risponde al nome di Massimo Garavaglia. “Mi candido al congresso perché sono libero e della Lega”, ha detto ieri a questo giornale, facendo riferimento anche alla necessità di esprimersi con voto segreto. Visto dall'esterno (della Lega), Garavaglia è l'ex ministro del Turismo del governo Draghi – particolare che spiega molto anche se non tutto – nonché sottosegretario e viceministro dell'Economia nel governo Conte I, oggi senatore e presidente della Commissione Finanze e co-protagonista in fieri all'ordalia milanese del 24-25 ottobre tra mondi salviniani e anti-salviniani, con i governatori del Nord seduti su quest'ultimo versante (e si pensa si collochi più qui che là, nel senso della vicinanza di vedute con il senatore candidato, anche l'ex ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti).
Visto dall'interno (sempre della Lega), lo stesso sfidante, però, per esempio nella sua Lombardia, è un leghista doc e della prima ora entrato in Parlamento nel 2006 grazie alla rinuncia di Umberto Bossi (rinuncia espressa per mantenere la carica di europarlamentare) e all'esperienza sul campo: oggi cinquatottenne, infatti, Garavaglia è stato per due mandati, dal 1999 al 2009, sindaco di Marcallo con Casone, comune del profondo hinterland milanese, e consulente d'azienda con due lauree alle spalle (Economia alla Bocconi e Scienze Politiche alla Statale).
Vicino al governatore lombardo Attilio Fontana, già più volte eletto in Parlamento, figlio di un operaio e di una casalinga, Garavaglia punta oggi a recuperare il genius loci della Lega delle origini, sottolineando un punto: la Lega, dice, “non è di estrema destra”. Nel 2018, anno di nascita del governo gialloverde, la rivista Logos lo ha dipinto come un ex ragazzo di oratorio, curioso e determinato, pronto a fare sacrifici per aiutare mamma e nonna a mantenerlo agli studi, da cui l'impiego temporaneo di muratore e cameriere. Nel momento in cui nasce a Marcallo con Casone una sezione della Lega, nel 1993, il giovane Garavaglia si iscrive. Da lì sarà amore politico a prima vista, quanto era stato amore romantico a prima vista con la compagna di scuola Marina (poi moglie e madre delle sue figlie), con cui, negli anni Novanta, farà volontariato in zone di guerra, dalla Bosnia all'Albania.
Fautore della “politica del fare”, oggi l'ex ministro è uno dei volti tv della Lega. Di buon mattino, sugli schermi Rai, Mediaset o La7, capita dunque di sentirlo spesso parlare di “coalizione vere” contrapposte ai “giochi di potere”, e di alleanze fatte “non per le poltrone” (e chissà se pensa soltanto agli avversari di sinistra). La manovra imminente dell'amico Giorgetti, per lui, dev'essere “prudentemente coraggiosa”. E si ricorda che, dopo le elezioni del 2022, di fronte alle intemerate su X del collega Claudio Borghi, Garavaglia era quello che difendeva la partecipazione leghista al governo Draghi (e il concetto era: il calo della Lega non si è fermato con la caduta draghiana, e comunque la Lega era già in calo da prima).